Washington esorta Haftar a porre fine al conflitto

Pubblicato il 15 novembre 2019 alle 12:51 in Libia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno invitato le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, a porre fine all’offensiva contro la capitale Tripoli.

Ciò promuoverebbe, secondo Washington, una maggiore cooperazione tra gli Stati Uniti e la Libia, con l’obiettivo di evitare eventuali forme di ingerenza estera eccessiva, rafforzare l’autorità statale legittima e affrontare le cause alla base del perdurante conflitto. Tale affermazione è giunta in una dichiarazione congiunta del 14 novembre scorso, a seguito del Dialogo sulla Sicurezza tenutosi a Washington D.C. L’incontro ha visto rappresentanti del governo statunitense con membri del governo di Tripoli, nello specifico, il ministro degli Esteri, Mohamed Siala, e il ministro dell’Interno, Fathi Bashaga.

Da parte sua, la delegazione del governo tripolino si è detta preoccupata sulla situazione di sicurezza in Libia e sugli effetti che potrebbero scaturire dal quadro attuale, a danno della popolazione civile libica. La delegazione statunitense, composta da rappresentanti di agenzie governative, ha ribadito il sostegno di Washington per la sovranità e l’integrità territoriale della Libia, alla luce del tentativo russo di “sfruttare il conflitto contro la volontà del popolo libico”.

La delegazione tripolina è stata in visita a Washington su invito del governo degli Stati Uniti, per discutere di questioni relative al rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza e stabilità, oltre che di coordinamento nella lotta al terrorismo. Non da ultimo, la delegazione libica ha partecipato alla conferenza ministeriale degli Stati membri della coalizione internazionale contro l’ISIS. Nella giornata del 13 novembre, si è altresì incontrata con il Dipartimento del Tesoro per discutere di contrasto al riciclaggio di denaro, crimini economici e sostegno finanziario al terrorismo.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Washington è attiva in Libia attraverso il comando statunitense in Africa (AFRICOM), responsabile di diversi attacchi aerei condotti contro le milizie terroristiche, situate in aree definite principali per la produzione di petrolio del Paese. Tra il 20 ed il 30 settembre scorso, quattro attacchi aerei hanno causato la morte di 43 militanti dello Stato Islamico ma, a detta di un funzionario della difesa statunitense, in Libia vi sono ancora circa 100 combattenti jihadisti.

Il generale a capo delle operazioni, William Gayler, ha precedentemente affermato che, grazie alle offensive condotte da AFRICOM, sono state indebolite le capacità dei gruppi terroristici insediati in Libia di attaccare la popolazione locale e, di conseguenza, di minare gli interessi degli USA e degli altri partner nella regione. Nello specifico, a detta di Gayler, è stato posto un freno alle attività di pianificazione, addestramento e operabilità. Ciò si inserisce in quadro più generale di sforzi profusi per preservare la stabilità della Libia e della regione.

In tale quadro, il 10 ottobre 2019, a Tunisi, il governo statunitense, tramite l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID), ha firmato con il Ministero della Pianificazione del governo tripolino un memorandum d’intesa volto a rafforzare la cooperazione ed il partenariato tra i due Paesi. L’accordo ha fornito una base per rafforzare le istituzioni statali, aumentare le opportunità di crescita e partecipazione economica e affrontare l’instabilità ed il conflitto che caratterizzano il Paese. Tutto ciò sulla base di valori condivisi e sulla volontà di rafforzare le fondamenta che potranno portare ad una Libia unita, stabile e autosufficiente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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