Violata la tregua a Gaza

Pubblicato il 15 novembre 2019 alle 10:04 in Israele Palestina

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L’esercito israeliano ha annunciato, nelle prime ore di venerdì 15 novembre, di aver lanciato raid verso la Striscia di Gaza, nonostante il cessate il fuoco proclamato il 14 novembre.

L’obiettivo è stato, ancora una volta, il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, il quale, a detta di Israele, ha continuato a lanciare missili verso i propri territori, contro civili israeliani. La tregua aveva avuto inizio alle 5:30, ora locale, di giovedì 14 novembre, secondo quanto riferito dal portavoce del Movimento, Musab al-Braim. Il cessate il fuoco ha fatto seguito ad una violenta escalation durata circa 48 ore e che ha avuto inizio il 12 novembre, quando raid israeliani hanno causato l’uccisione del comandante del Movimento, Baha Abu al-Ata. Tale ondata di violenza ha causato circa 34 morti e 111 feriti, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute di Gaza.

L’offensiva, durata circa 48 ore, ha visto la resistenza palestinese lanciare missili e granate a propulsione contro gli insediamenti israeliani adiacenti alla Striscia di Gaza, in segno di vendetta. Israele, dal canto suo ha lanciato diversi attacchi, colpendo nuovi obiettivi del Jihad nel Sud e nell’area centrale della Striscia di Gaza, con raid via aerea e via mare.

L’accordo per il cessate il fuoco è stato raggiunto con la mediazione dell’Egitto, ma è stato considerato fragile e debole, a causa dell’assenza di garanzie certe da parte israeliana. Secondo quanto riferito da fonti egiziane, Israele aveva accettato di rispondere alle richieste della propria controparte, ovvero porre fine agli omicidi e alle azioni di violenza e repressione contro la cosiddetta Marcia del ritorno. Il Movimento ha poi chiesto ad Israele di porre fine all’assedio su Gaza, in cambio del mantenimento della pace nel corso delle proprie manifestazioni.

L’Egitto, dal canto suo, ha promesso concessioni alla popolazione di Gaza, relative al valico di Rafah, una frontiera internazionale tra l’Egitto e la striscia di Gaza, costruito dai governi israeliano ed egiziano dopo il Trattato di pace del 1979. Nello specifico, Il Cairo si è detto disponibile a dare il via libera al trasferimento di risorse petrolifere, medicinali e materiale per l’edilizia, nonché aiuti, con l’obiettivo di soddisfare le esigenze di Gaza.

La Striscia di Gaza è caratterizzata dal controllo di un blocco congiunto israelo-egiziano da oltre un decennio, che ha imposto limitazioni per la libertà di movimento di circa due milioni di abitanti. Il flusso di beni e servizi, così come di medicinali, è stato altresì ostacolato da condizioni di assedio paralizzanti.

Secondo fonti egiziane, l’uccisione di Abu al-Ata ha due aspetti impliciti. Da un lato, mostra il desiderio di Israele di comprendere la portata della forza e il grado di sviluppo raggiunti dalle fazioni di resistenza palestinese, e, in particolare, del Movimento per il Jihad, dato i legami del gruppo con l’Iran. Dall’altro lato, Israele mira ad accelerare il processo di formazione di un nuovo governo a Tel Aviv.

Omicidi mirati contro leader delle fazioni nemiche sono stati a lungo evitati da Israele nel corso degli ultimi anni, con il timore che avrebbero potuto alimentare ulteriori tensioni. Nella Striscia di Gaza operano diversi gruppi militanti palestinesi. Hamas, considerata ufficialmente organizzazione terroristica da alcune nazioni, detiene il potere nell’enclave e, dopo diversi conflitti che hanno visto il gruppo contro Israele, era stata proclamata una tregua.

Il Movimento per il Jihad Islamico è, a sua volta, il secondo gruppo più influente nell’area ed è appoggiato da uno dei principali nemici di Israele, l’Iran. Le Brigate al-Quds, l’ala militare, chiamate in arabo “Saraya al-Quds”, sono attive soprattutto in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove contrastano la presenza militare di Israele attraverso operazioni terroristiche. Il fine ultimo delle Brigate è la creazione di uno Stato Islamico e l’insediamento dei palestinesi in una patria legittima, secondo i confini stabiliti del 1948. Tuttavia, il gruppo è contrario alla propria partecipazione ai processi di pace e ai negoziati tra le parti coinvolte.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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