Libano: accordo sul nuovo premier, l’italiano Guerini in visita

Pubblicato il 15 novembre 2019 alle 11:35 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo quanto riferito da media libanesi, venerdì 15 novembre, alcuni partiti politici hanno raggiunto un accordo per nominare un ex ministro delle finanze, Mohammad Safadi, come futuro premier del governo di Beirut.

Tale mossa rappresenta un passo significativo dopo una fase di stallo che caratterizza un Paese segnato da una grave crisi economica. Questa, a sua volta, ha causato una forte ondata di proteste che ha avuto inizio il 17 ottobre scorso. Fonti vicine al premier dimesso, Saad Hariri, hanno rivelato che l’accordo è stato raggiunto tra il Future Movement ed Hezbollah, a seguito di un incontro che ha interessato Hariri, rappresentanti politici di Hezbollah e dell’alleato Amal, ed il presidente del Parlamento. I delegati di Amal ed Hezbollah avrebbero ricevuto appoggio dal Free Patriotic Movement, il partito del presidente libanese, Michel Aoun. Pertanto, è stato riferito che sono quattro i partiti ad aver appoggiato la nomina del nuovo premier. Tuttavia, secondo quanto riportato, il meeting non ha preso in esame ulteriori aspetti relativi alla forma del nuovo governo o al coinvolgimento del future Movement.

Safadi è un imprenditore di 75 anni ed ex membro del Parlamento, proveniente dalla città di Tripoli, a maggioranza sunnita. Negli ultimi anni ha ricevuto il mandato di ministro delle Finanze, dal 2011 al 2014, e di ministro dell’Economia e del Commercio, nel 2008. Safadi ha fatto altresì parte dell’alleanza “14 marzo” guidata da Hariri, nata dopo l’assassinio del 2005 di Rafik al-Hariri, il padre di Saad. Tale alleanza si è mobilitata contro la presenza delle forze siriane, ritiratesi dal Libano nel 2005, ma è stata successivamente ostacolata da anni di conflitto politico con Hezbollah.

Secondo il sistema politico confessionale del Libano, i membri del Parlamento e dell’esecutivo sono allocati in base alla confessione religiosa di appartenenza e, nello specifico, il premier deve essere sunnita. Safadi rispetterebbe tale criterio.

Il direttore dell’ufficio di Al-Jazeera di Beirut, Mazen Ibrahim, ha sottolineato che Safadi è vicino sia al Future Movement, sebbene non sia un suo affiliato, sia al presidente Michel Aoun. Mazen ha affermato che lo sguardo sarà ora volto alla popolazione libanese scesa in piazza per protestare anche contro la classe politica al potere. A tal proposito, Safadi è incluso tra i volti della politica e dell’economia criticati nel corso dell’ondata di mobilitazione. Si prevede che Aoun avvierà presto una fase di consultazioni, volta a designare definitivamente il premier, il quale sarà poi incaricato di formare un nuovo esecutivo.

Nel frattempo, anche all’alba di venerdì 15 novembre, le forze di sicurezza hanno continuato a mobilitarsi di fronte alla persistente ondata di manifestazioni, che vede centinaia di manifestanti occupare strade e piazze della capitale Beirut e di altre aree nel Nord del Paese. L’ondata di mobilitazione popolare ha avuto inizio il 17 ottobre scorso. La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, relativa all’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico.

I manifestanti libanesi richiedono le dimissioni dell’attuale governo con conseguenti elezioni anticipate, il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere e il recupero dei fondi statali saccheggiati. La popolazione appoggia, poi, l’idea di un nuovo governo tecnocratico, formato da esperti in grado di attuare le riforme necessarie a risanare l’economia del Paese. Uno dei risultati di tali proteste è stato rappresentato dalle dimissioni del premier Hariri, del 29 ottobre.

In tale clima, il 14 novembre ha avuto inizio la prima visita ufficiale in Libano del ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini. Il ministro italiano ha incontrato il premier uscente Hariri nella serata di giovedì, mentre nella mattina del 15 è stato accolto dal presidente Aoun, alla presenza dell’ambasciatore italiano in Libano, Massimo Marotti. Si prevede che Guerini incontrerà altresì altre alte cariche dello Stato, tra cui il presidente dell’Assemblea nazionale, Nabih Berri. Il focus degli incontri è lo sviluppo delle relazioni bilaterali Italia-Libano e i programmi di cooperazione militare.

Guerini ha poi visitato la base militare di Shamaa, situata nel Sud del Paese, che ospita altresì il comando del contingente italiano della missione Onu UNIFIL. Questo si inserisce nell’operazione italiana Leonte, che ha avuto inizio nel novembre 2006, attraverso la quale Roma ha inviato oltre 1000 militari, circa 300 mezzi terrestri e 6 mezzi aerei.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.