Kuwait: il 35esimo governo si dimette

Pubblicato il 15 novembre 2019 alle 16:09 in Kuwait Medio Oriente

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Il governo del Kuwait si è dimesso, il 14 novembre, a seguito delle accuse di spreco di denaro pubblico e alle divergenze interne.

In particolare, il primo ministro kuwaitiano, Sheikh Jaber al-Mubarak al-Sabah, ha consegnato le sue dimissioni nella mattina del 14 novembre e queste sono state successivamente accolte dall’emiro del Paese, Sheikh Sabah Al-Ahmad Al-Sabah. A dare la notizia è stato un portavoce del governo, Tariq al-Mezrem, il quale ha aggiunto che, attraverso le proprie dimissioni, il premier mira a far sì che il governo possa riorganizzare il proprio lavoro. Dal canto suo, l’emiro ha invitato i diversi ministri a continuare il proprio lavoro nella gestione dei dicasteri fino alla formazione del nuovo esecutivo.

Le dimissioni del premier fanno seguito a quelle del ministro dei Lavori Pubblici e dell’Edilizia, Jenan Boushari, di martedì 12 novembre, dopo che 10 legislatori hanno votato a favore di una mozione di sfiducia. Lo stesso destino ha interessato anche il ministro dell’Interno, Sheikh Khaled Al Jarrah, membro della famiglia reale al potere di al-Sabah. Nonostante girino voci su un probabile scioglimento del Parlamento, il presidente dell’Assemblea Nazionale del Kuwait, Marzouq Al-Ghanim, ha affermato che l’emiro non ha alcuna intenzione di fare ciò al momento. Circa il governo, è stato dichiarato che sono due gli scenari che potranno verificarsi. Da un lato, una modifica limitata nei diversi Ministeri. Dall’altro lato, potrebbe essere attuato un cambiamento globale più profondo, in cui al-Mubarak potrebbe ricevere nuovamente il mandato alla presidenza del Consiglio.

Tra le cause che hanno portato alla situazione attuale e alle dimissioni del premier vi sono le accuse di spreco di denaro pubblico e le divergenze interne tra i ministri, relative alla composizione del Consiglio dei ministri e alle strade da intraprendere per gestire le problematiche del Paese. Nello specifico, Sheikh Khalid è stato accusato di abuso di potere mentre il ministro dei Lavori Pubblici ha subito un voto di sfiducia a seguito degli ingenti danni provocati dall’ondata di inondazioni e forti precipitazioni. In tale quadro, sono del 6 novembre scorso le manifestazioni che hanno visto centinaia di cittadini riunirsi in un sit-in davanti alla sede del Parlamento, in segno di protesta contro la corruzione nelle istituzioni e la negligenza del governo nell’affrontare il fenomeno.

Tuttavia, in Kuwait il governo è stato spesso soggetto a rimpasti negli ultimi decenni, soprattutto quando i legislatori in Parlamento mettono in questione o sottopongono ad una mozione di sfiducia i funzionari di grado superiore al governo. L’ultimo episodio, che ha portato al governo dimessosi, si è verificato nel mese di ottobre 2017, preceduto dai cambiamenti attuati nel febbraio dello stesso anno. Il governo uscente è stato il 35esimo dal 1962.

Il Kuwait rappresenta un alleato degli Stati Uniti, nonché Stato membro produttore dell’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. Il suo sistema politico è stato descritto come il più “aperto” tra le nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), in cui il Parlamento può sia approvare leggi sia mettere in discussione la posizione e l’operato di un ministro. Il Kuwait è inoltre stato il primo Paese del Golfo ad aver ratificato, nel 1962, una costituzione che prevedesse la formazione di un Parlamento. Il governo, invece, è presieduto da un premier eletto dall’emiro ed è quest’ultimo ad avere l’ultima parola su questioni statali. Le cariche di grado superiore vengono poi assegnate ai membri della famiglia al potere.

Sul fronte estero, il Kuwait, insieme all’Oman, è uno dei Paesi del Golfo relativamente pacifico, caratterizzato da una politica estera indipendente e da una posizione neutrale. Lo Stato ha svolto un ruolo rilevante nel mediare la crisi del Golfo, scoppiata il 5 giugno 2017, quando Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto hanno interrotto le relazioni diplomatiche con il Qatar, con l’accusa di aver finanziato e sostenuto le organizzazioni terroristiche. Successivamente, il 1° gennaio 2018, il Paese, dopo una pausa di circa 40 anni, è divenuto membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu, l’organo dell’organizzazione internazionale, la cui responsabilità principale è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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