Italia: incontro con gli Emirati Arabi Uniti, al centro la sicurezza

Pubblicato il 15 novembre 2019 alle 17:13 in Emirati Arabi Uniti Italia

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Il ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, ha incontrato l’omologo, nonché vicepremier, degli Emirati Arabi Uniti, lo Sceicco Saif Bin Zayed al Nahyan.

A renderlo noto è stato, giovedì 14 novembre, il Ministero dell’Interno, il quale ha altresì rivelato che l’incontro è stato un modo per valutare quali iniziative intraprendere per rafforzare le relazioni tra Italia e Emirati Arabi Uniti, Paesi che, a detta del Viminale, “già attraversano una fase molto positiva” dei propri rapporti.

Nel corso dell’incontro, i due omologhi hanno concordato sulla necessità di aumentare la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza. Nello specifico, potranno essere nel breve periodo implementate misure tese al rafforzamento della condivisione e scambio di informazioni, insieme alle iniziative volte allo sviluppo di strategie per la lotta al terrorismo, alla radicalizzazione e al fenomeno dei foreign fighters.

Gli Emirati Arabi Uniti, con la loro posizione geografica strategica e le abbondanti riserve di combustibili fossili, rappresentano un Paese di interesse per l’Italia. Nonostante i rapporti commerciali tra Roma e Dubai siano risultati in calo nel 2018, l’Italia rimane il terzo esportatore europeo negli Emirati, dopo la Germania e Regno Unito. A livello globale, invece, Roma è il decimo fornitore di beni del Paese. I settori più rilevanti sono quelli dei macchinari, della gioielleria, dei mobili, il settore degli aeromobili e quello delle calzature. Da parte loro, gli EAU esportano in Italia principalmente petrolio greggio, prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio e metalli non ferrosi.

Per quanto riguarda la sicurezza, la Farnesina rende noto che Emirati e Italia convergono principalmente in materia di lotta al terrorismo e alla pirateria e nell’ottenimento di maggiore stabilità per la regione mediorientale.

Nonostante gli ottimi rapporti commerciali tra i due Paesi, e la convergenza in materia dei temi menzionati, Roma e Abu Dhabi si trovano su due fronti opposti per quanto riguarda l’attuale situazione in Libia, la quale vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile.

Più nello specifico, dalla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, il Paese nordafricano non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Le relazioni tra Italia ed Emirati sono quindi caratterizzate da un lato da robustezza economica, ma dall’altro dalla presenza di alcune divergenze politiche. In tale clima si poneva anche l’ultima visita italiana negli EAU, effettuata da Di Maio, all’epoca ministro per lo Sviluppo Economico, lo scorso 15 aprile.

In tale occasione, Di Maio aveva partecipato al Business Forum Italia, un’iniziativa inserita nella missione di sistema italiana nel Paese, sostenuta dal governo e nella quale erano stati siglati accordi di cooperazione economica. La visita, però, arrivava pochi giorni dopo alcune importanti rivelazioni riguardanti il sostegno di Abu Dhabi all’offensiva di Haftar contro Tripoli, in Libia, una mossa fortemente osteggiata da Roma. 

Precedentemente, invece, il 15 novembre 2018, Il premier Giuseppe Conte si era recato ad Abu Dhabi, dove aveva incontrato una rappresentanza di 60 imprenditori italiani e, a seguire, il principe ereditario, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, presso il palazzo presidenziale. Gli imprenditori delle imprese italiane, tra cui Eni, Saipem, Generali ed Elettronica, Fincantieri, Sace e Intesa San Paolo, avevano in tale occasione chiesto al premier una maggiore presenza dello Stato al fianco delle aziende.

In relazione ai temi di sicurezza, invece, era stata affrontata la questione della Libia. A tale proposito, il principe emiratino aveva riferito di apprezzare lo sforzo italiano volto alla stabilizzazione del Paese nordafricano, lodando la conferenza di Palermo, dove si era recato anche l’uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti.

Poco prima, il 13 novembre, l’italiana Eni aveva ottenuto una concessione per 40 anni del 25% di Ghasha, un mega progetto a gas localizzato nell’offshore di Abu Dhabi.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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