Balcani, Stati Uniti: nessuna Mini-Schengen senza Kosovo

Pubblicato il 15 novembre 2019 alle 18:58 in Balcani USA e Canada

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L’inviato speciale della Casa Bianca per il negoziato tra Kosovo e Serbia, Richard Grenell, ha espresso il proprio supporto all’iniziativa dei Paesi dei Balcani occidentali sulla libera circolazione, nota come la “mini-Schengen”.

È quanto si apprende, venerdì 15 novembre, dall’agenzia di stampa del Kosovo, RTK, la quale ha ripreso la dichiarazione ufficiale di Grenell, rilasciata il giorno precedente.

Nello specifico, secondo quanto si legge sul sito dell’Ambasciata americana di Berlino, di cui Grenell è a capo dal maggio 2018, gli Stati Uniti accolgono tale iniziativa, la quale deve essere intesa nell’ottica di stimolo alla libera circolazione di beni, persone, servizi e capitali nei Paesi aderenti della regione balcanica.

Una simile iniziativa, però, ha dichiarato il nuovo inviato speciale della Casa Bianca, deve includere tutti gli Stati della regione, anche il Kosovo, il quale si era mostrato contrario all’iniziativa.

Da parte sua, ha dichiarato Grenell, l’Amministrazione Trump intende sostenere la regione nella creazione di opportunità economiche e posti di lavoro per le nuove generazioni.

La “mini-Schengen” è una iniziativa annunciata in occasione di un summit regionale tenuto a Ohrid, in Macedonia del Nord, lo scorso 12 novembre.

In tale occasione, il premier di Skopje, Zoran Zaev, insieme all’omologo albanese, Edi Rama, e serbo, Aleksandar Vucic, con il presidente del Consiglio dei ministri della Bosnia, Denis Zvizdic, aveva firmato una dichiarazione congiunta con la quale aveva annunciato l’intenzione di cooperare ed eliminare le barriere alla libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali nella regione balcanica.

Diversamente dai vertici di Macedonia del Nord, Albania, Serbia e Bosnia, il presidente del Kosovo, Hashim Thaci, aveva dichiarato di non aver intenzione di partecipare a un simile modello in virtù di 3 ragioni principali. La prima è la mancata considerazione da parte della Serbia di Pristina, la quale non ha firmato la dichiarazione. La seconda è l’obiettivo del Kosovo di entrare esclusivamente nell’UE e nella NATO, quindi in nessun’altra iniziativa regionale. In terzo luogo, ha commentato Thaci, l’iniziativa è “priva di significato” se si considera che né la Serbia, né la Bosnia, riconoscono ufficialmente il Kosovo come Stato indipendente.

Da parte sua, il premier albanese aveva criticato il Kosovo per la sua decisione, dichiarando altresì che il fatto che la Serbia o la Bosnia non riconoscano il Kosovo non ha fatto sì in passato che Pristina non prendesse parte ad altre iniziative regionali, nè ha impedito la firma di accordi con i rappresentanti europei.

Le relazioni tra Kosovo e Serbia sono in stallo da circa un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.  Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. Il Kosovo aveva bisogno dei due terzi dei consensi a sostegno del suo ingresso, ma solo 68 Paesi avevano votato in suo favore, 51 si erano opposti e 16 si erano astenuti. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol. Il 17 ottobre 2019, il primo ministro uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj ha ritirato la domanda in merito all’ammissione di Pristina nell’Interpol.

Lo scorso 12 novembre, però, il presidente del Kosovo, Hashim Thaci, aveva incontrato il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic, in un incontro organizzato dal Capo di Stato francese, Emmanuel Macron, il quale ha deciso di fare da mediatore. A tale riguardo, il capo di Stato kosovaro aveva dichiarato di credere che Macron, insieme agli Stati Uniti e all’Europa, oltre che alla NATO, siano gli attori in grado di facilitare il processo di dialogo con la Serbia. Tuttavia, al termine dell’incontro, Vucic aveva dichiarato di voler ripristinare il dialogo solo previa rimozione dei dazi, mentre Thaci aveva commentato che affinché il dialogo riprenda, la Serbia non deve imporre condizioni da rispettare.

A destabilizzare la regione concorre anche quanto avvenuto lo scorso 18 ottobre, giorno in cui Parigi aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. Nello specifico, l’ingresso della Macedonia del Nord era stato votato positivamente da tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Tale decisione ha causato lo scontento della regione, la quale teme l’avvicinamento di Russia e Cina, intenzionate a proporsi quale alternativa a Bruxelles.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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