Tunisia: eletto il presidente del Parlamento

Pubblicato il 14 novembre 2019 alle 9:55 in Africa Tunisia

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Il Parlamento tunisino ha eletto il leader di Ennahda, Rached Ghannouchi, come presidente.

Le votazioni, che hanno avuto luogo mercoledì 13 novembre, hanno visto il candidato ottenere 123 voti su 217. Ennahda, partito tunisino di centro-destra, auto-definitosi “islamico” e “democratico”, aveva indicato Rached Ghannouchi come candidato alla presidenza del Parlamento il 10 novembre scorso. Ghannouchi è co-fondatore del partito stesso, nonché suo “leader intellettuale” dagli anni Sessanta.

I tunisini erano in trepidante attesa del nuovo presidente parlamentare, il quale ha dovuto competere con candidati provenienti da diversi partiti politici. La votazione del 13 novembre determinerà la mappa delle alleanze e le caratteristiche degli equilibri politici futuri nel Paese. Il risultato è stato definito “inaspettato”, in quanto ha visto il consenso tra il partito Ennahda, il rivale Qalb al-Tunis, la coalizione Karama ed il blocco della Riforma nazionale, tutti concordi nell’eleggere Ghannouchi come nuovo presidente. La leader del partito Qalb al-Tunis, Samira al-Chaouachi, è stata eletta primo vicepresidente.

Il 6 ottobre scorso, Ennahda è risultato il principale vincitore alle elezioni parlamentari e, pertanto, si era proposto di presentare un proprio membro come presidente, in modo da rispettare quanto decretato. Tuttavia, il partito ha ottenuto solo 52 dei 217 seggi complessivi e, considerando altresì le disparità interne, formare un nuovo esecutivo per la Tunisia non risulta essere una missione semplice. Al momento, il Paese ha ancora un governo provvisorio, guidato da Youssef Chahed.

Ora Ennahda è chiamato a designare un proprio candidato come primo ministro entro il 15 novembre, e se non riuscirà a formare un governo in due mesi, il presidente neoeletto, Kaïs Saïed, potrà trasferire il mandato ad un altro partito. Se la fase di stasi perseguirà, verranno indette nuove elezioni.

Ennahda, considerato negli ultimi anni il maggiore partito politico tunisino, nonché quello che tuttora gode di più ampia popolarità a livello nazionale, si è trovato all’interno di numerose coalizioni di governo a partire dalla rivoluzione che, nel 2011, ha portato la democrazia nel Paese. Il leader veterano Ghannouchi, dell’età di 78 anni, si ritrova a ricevere il suo primo mandato ufficiale. A seguito della rivoluzione del 2011 il leader è ritornato in Tunisia, dopo aver affrontato processi che l’hanno visto condannato all’ergastolo e alla pena di morte, durante il periodo della presidenza di Habib Bourguiba, nonché a 21 anni di esilio tra Sudan e Regno Unito.

Ghannouchi è stato descritto come un “buon lettore delle realtà politiche locali e internazionali”, in grado di prevedere i pericoli prima che si verifichino, adeguando o sviluppando la propria tesi politica e intellettuale, e di preservare il suo progetto, senza scontrarsi con coloro che desiderano ostacolarlo.

Ai sensi della costituzione post-rivoluzione, il potere in Tunisia è diviso tra il capo di Stato e il governo, che approva leggi attraverso il Parlamento. Prima della riforma costituzionale del 1º giugno 2002, il Parlamento era monocamerale. Successivamente, è diventato bicamerale, portando alla formazione della Camera dei deputati da un lato, altresì nota come camera bassa, e la Camera dei Consiglieri o camera alta dall’altro lato. La prima è composta da 217 seggi. I deputati membri vengono eletti dal popolo e rimangono in carica per un periodo di cinque anni. Almeno il 25% dei seggi deve essere riservato ai parlamentari appartenenti ai gruppi di opposizione mentre oltre il 27% dei deputati tunisini sono donne. La camera alta è, invece, composta da 112 membri, tra cui compaiono rappresentanti dei governatorati, rappresentanti delle organizzazioni professionali e delle figure nazionali. 41 consiglieri sono nominati direttamente dal capo dello Stato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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