Proclamato il cessate il fuoco a Gaza

Pubblicato il 14 novembre 2019 alle 8:58 in Israele Palestina

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Il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina ha annunciato che, grazie alla mediazione dell’Egitto, è stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco sulla Striscia di Gaza.

Questo ha avuto inizio alle 5:30, ora locale, di giovedì 14 novembre, secondo quanto riferito dal portavoce del movimento, Musab al-Braim. Il cessate il fuoco fa seguito ad una violenta escalation durata circa 48 ore e che ha avuto inizio il 12 novembre, quando raid israeliani hanno causato l’uccisione del comandante del Movimento, Baha Abu al-Ata. L’offensiva ha alimentato fin da subito un’operazione di vendetta, che ha visto la resistenza palestinese lanciare missili e granate a propulsione contro gli insediamenti israeliani adiacenti alla Striscia di Gaza. Israele, dal canto suo ha lanciato diversi attacchi, colpendo nuovi obiettivi del Jihad nel Sud e nell’area centrale della Striscia di Gaza, con raid via aerea e via mare.

La tregua è stata altresì confermata dal portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, sul proprio account Twitter, in cui è stato affermato che l’operazione militare israeliana, definita “Piano della cintura nera”, è giunta al termine. A detta del portavoce, in due giorni, Israele è riuscito a colpire tutti gli obiettivi prefissati e ad infliggere un duro colpo al Movimento per il Jihad Islamico. Secondo quanto riportato, per l’esercito israeliano è possibile ritornare alla normalità in tutto Israele, ad eccezione della Striscia di Gaza, poiché qui si necessita del coordinamento tra ministeri, municipalità ed esercito.

Il ministro degli Esteri israeliano, Yisrael Katz, ha poi riferito che Israele rispetterà l’accordo e la tregua a Gaza se anche la controparte lo rispetterà e se le diverse fazioni palestinesi garantiranno un ritorno alla calma e riusciranno ad assicurare manifestazioni pacifiche. Dal canto suo, il Movimento per il Jihad ha esortato Israele a porre fine agli omicidi dei manifestanti al confine e all’assedio su Gaza.

L’inviato delle Nazioni Unite, Nickolay Mladenov, ha dichiarato che l’Onu e l’Egitto hanno profuso grandi sforzi per portare la tregua e Gaza ma che le prossime ore saranno critiche e bisognerà continuare ad esercitare pressione. Secondo quanto riportato, l’Egitto ha intrapreso intensi contatti con le due parti coinvolte per promuovere il cessate il fuoco, invitando le fazioni palestinesi e il Movimento ad organizzare marce di ritorno pacifiche.

Secondo quanto riportato dal Ministero della Salute di Gaza, il bilancio delle vittime in due giorni di attacchi aerei è di 34 morti, tra cui donne e bambini, e 111 feriti. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver intercettato circa 360 missili da parte della resistenza palestinese.

Omicidi mirati contro leader delle fazioni nemiche sono stati a lungo evitati da Israele nel corso degli ultimi anni, con il timore che avrebbero potuto alimentare ulteriori tensioni. Nella Striscia di Gaza operano diversi gruppi militanti palestinesi. Hamas, considerata ufficialmente organizzazione terroristica da alcune nazioni, detiene il potere nell’enclave e, dopo diversi conflitti che hanno visto il gruppo contro Israele, è stata proclamata una tregua.

Il Movimento per il Jihad Islamico è, a sua volta, il secondo gruppo più influente nell’area ed è appoggiato da uno dei principali nemici di Israele, l’Iran. Le Brigate al-Quds, l’ala militare, chiamate in arabo “Saraya al-Quds”, sono attive soprattutto in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove contrastano la presenza militare di Israele attraverso operazioni terroristiche. Il fine ultimo delle Brigate è la creazione di uno Stato Islamico e l’insediamento dei palestinesi in una patria legittima, secondo i confini stabiliti del 1948. Tuttavia, il gruppo è contrario alla propria partecipazione ai processi di pace e ai negoziati tra le parti coinvolte.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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