Libia: l’Onu e le difficoltà nel risolvere la crisi

Pubblicato il 14 novembre 2019 alle 15:35 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, ha parlato della conferenza di Berlino e delle condizioni affinché si svolga, sottolineando che risolvere la crisi è diventato ancora più difficile a causa delle divisioni interne al Consiglio di sicurezza.

La conferenza è stata annunciata il 14 settembre scorso, quando l’ambasciatore tedesco a Tripoli, Oliver Owcza, ha dichiarato che la Germania aveva intenzione di ospitare una conferenza sulla Libia, in coordinamento con le Nazioni Unite, volta a riportare sicurezza nel Paese e a stabilizzare la produzione di petrolio. Al momento dell’annuncio, alcune fonti diplomatiche avevano rivelato che la conferenza era in programma, a Berlino, tra ottobre e novembre 2019. All’incontro sono altresì attesi i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ovvero Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti.

In un’intervista trasmessa alla radio di Stato algerina, mercoledì 13 novembre, Salamé ha affermato che alcuni libici non sono consapevoli del fatto che il Consiglio di sicurezza del 2011 è diverso dal Consiglio di sicurezza del 2019. In questo lasso di tempo vi sono stati degli eventi, come quelli relativi alla Siria, che hanno causato fratture interne, rendendo l’organismo internazionale più sterile e incapace di affrontare le questioni presentate di volta in volta sul tavolo delle discussioni.

Circa il dossier Libia, 14 incontri non sono stati sufficienti a trovare una soluzione ad una questione che rimane ancora irrisolta. Per Salamé, oltre ad un consenso a livello internazionale, è necessario che gli stessi libici siano coinvolti nelle decisioni che verranno prese. Tuttavia, l’inviato ha evidenziato che il margine di manovra è limitato proprio a causa delle divergenze nate in seno al Consiglio e del coinvolgimento di Paesi membri nel conflitto stesso, attraverso armi e sostegno di altro tipo. Tuttavia, ha specificato l’inviato, nessun accordo potrà andare a buon fine se non vi sarà consenso a livello internazionale.

Salamé ha poi rivelato di aver intrapreso con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, una serie di incontri preparatori alla preannunciata conferenza di Berlino. Il quarto si terrà il 20 novembre prossimo. Tra le tematiche oggetto di discussione vi sono la ricerca di strade verso il processo politico, le condizioni per il cessate il fuoco, un meccanismo per attuare la decisione del Consiglio sull’embargo, volta ad impedire il flusso e la proliferazione di armi verso la Libia, il pacchetto di riforme in ambito economico, i primi accordi per riportare la sicurezza a Tripoli e in altre aree, e, infine, l’applicazione e il rispetto del diritto umanitario internazionale. Tuttavia, a detta di Salamé, il focus al momento è sulla risoluzione delle divergenze tra i Paesi coinvolti nel conflitto e sul coinvolgimento e comprensione con i cittadini libici.

L’inviato ha poi rivelato che non potrà essere definita una data precisa per la conferenza di Berlino fino a quando non sarà raggiunto un accordo tra le maggiori potenze. Altra condizione è l’elaborazione di una risoluzione volta a creare un’intesa col popolo libico. Inoltre, il meeting dovrà essere diverso dai precedenti incontri. In particolare, i rappresentanti delle organizzazioni regionali e degli Stati confinanti sono esortati ad assistere la Missione Onu nel raggiungere gli accordi auspicati.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale dell’Esercito Nazionale Libico, Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.