Germania: i tagli alle esportazioni di armi ai sauditi

Pubblicato il 14 novembre 2019 alle 19:03 in Arabia Saudita Germania

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Il governo della Germania ha ridotto drasticamente le esportazioni di armi all’Arabia Saudita nel primo semestre del 2019, ma non le ha sospese del tutto.

È quanto si apprende dal quotidiano tedesco Deutsche Welle, il quale ha altresì rivelato che le tranche di esportazioni di armi ai sauditi approvate dal governo di Berlino sono state 2 nel primo semestre del 2019, dal valore complessivo di 831.003 euro. I dati sono stati tratti dall’ultima pubblicazione del Ministero dell’Economia della Germania, il quale ha rilasciato, mercoledì 13 novembre, i dettagli degli importi, ma non delle dotazioni vendute.

Paragonando il dato allo stesso periodo del 2018, Deutsche Welle informa che l’Arabia Saudita era ai tempi il terzo maggior acquirente di armi della Germania, dopo l’Algeria e gli Stati Uniti, i quali acquistavano principalmente imbarcazioni militari. Dall’1 gennaio al 30 giugno 2018, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, aveva approvato 5 tranche di vendita di armi all’Arabia Saudita, per un valore complessivo di 161.874.673 euro.

Lo scorso 18 ottobre 2018, però, a seguito del controverso omicidio politico del giornalista saudita Jamal Khashoggi, all’interno del consolato saudita ad Istanbul, la Germania aveva deciso di non esportare più armi in Arabia Saudita. Tale decisione era stata prorogata lo scorso 18 settembre, dichiarando di ritenere il Paese mediorientale coinvolto nella guerra in Yemen, vista dai tedeschi quale guerra per procura tra Arabia Saudita e Iran.

Nonostante la Germania abbia deciso di interrompere la vendita di armi ai Paesi coinvolti nella guerra in Yemen, alcune transazioni sono state comunque consentite. Tali vendite riguardano, secondo quanto si apprende, beni bellici che non possono essere utilizzati in maniera diretta nel conflitto. Nello specifico, Deutsche Welle rivela che l’Arabia Saudita acquista armi che contengono solo alcune componenti di manifattura tedesca, ad esempio i velivoli Eurofighter, costruiti da un consorzio di aziende europee. A tale riguardo, lo scorso 21 settembre, Francia e Germania avevano annunciato di essere vicine alla sigla di un accordo sulla rimozione degli ostacoli alle esportazioni di armi prodotte in programmi condivisi.

Più in generale, facendo riferimento al primo semestre del 2019, il principale acquirente di armi tedesche è stata l’Ungheria, la quale ha ordinato oltre 1.7 miliardi di carri armati e relative componenti. In secondo posto, l’Egitto, il quale ha acquistato 800 milioni di euro di sistemi missilistici.

In totale, secondo quanto rivelato dal Ministero, la Germani ha autorizzato, nei primi sei mesi del 2019, 7.4 miliardi di esportazioni di armi, avvicinandosi al record annuale. Il record vigente è del 2015, quando in un anno la Germania aveva venduto 7.9 miliardi di armi. Deutsche Welle prevede che tale record venga superato nell’anno corrente.

Tuttavia, il Ministero ha precisato che tali dati possono essere considerati quali stime previsionali, dal momento che grandi partite possono causare dilazioni dei pagamenti e delle consegne. Ciò deriva dal fatto che occorre controllare le singole decisioni, effettuando una valutazione dei Paesi acquirenti e del tipo di uso che può essere fatto delle armi.

In ogni caso, il governo ha dimostrato che è raro che le transazioni vengano ostacolate. Dall’1 gennaio al 31 ottobre, ricostruisce il quotidiano tedesco, è stato bloccato un numero inferiore all’1% delle vendite di armi. Nello specifico, sono state 88 su 11.000 nel 2018 e 56 su 9.900 nel 2019.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono, da un lato, i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sanaa, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah; dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Il conflitto nel Paese è considerato nella regione mediorientale una guerra per procura (dall’inglese, proxy war) disputata tra l’Arabia Saudita e l’Iran. Tuttavia, gli Houthi hanno sempre respinto l’accusa di prendere ordini da Teheran, e si dicono in rivolta contro la corruzione statale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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