Erdogan a colloquio con Trump a Washington

Pubblicato il 14 novembre 2019 alle 9:19 in Turchia USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lodato il proprio rapporto con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, durante un incontro a Washington in cui i due leader hanno discusso della situazione in Siria e dell’acquisto da parte di Ankara di un sistema di difesa missilistico russo. 

Trump ha accolto con calore il presidente turco, mercoledì 13 novembre. “Siamo amici da molto tempo, quasi dal primo giorno. Comprendiamo il Paese dell’altro. Capiamo da dove veniamo”, ha dichiarato Trump a Erdogan mentre si sedevano uno accanto all’altro nell’Ufficio Ovale. “Sono molto rispettati nel loro Paese e nella regione”, ha aggiunto Trump, riferendosi a Erdogan e a sua moglie Emine. A seguito dell’incontro i due leader hanno tenuto una conferenza stampa, in cui il presidente USA ha definito il colloquio “meraviglioso e produttivo”, aggiungendo che sperava che Stati Uniti e Turchia, alleati della NATO, sarebbero stati in grado di risolvere le loro divergenze.

Tra le sfide principali vi è l’acquisto da parte della Turchia del sistema di difesa russo S-400, che ha spinto Washington a rimuovere Ankara dal programma di addestramento con gli aerei caccia F-35. La Turchia ha ignorato le minacce di ritorsioni economiche statunitensi e ha iniziato a ricevere le sue prime consegne di S-400 a luglio, ma finora gli Stati Uniti non hanno imposto alcuna sanzione. “L’acquisizione da parte della Turchia di sofisticate attrezzature militari russe, come l’S-400, crea alcuni problemi molto seri per noi e ne parliamo costantemente”, ha dichiarato Trump durante la conferenza stampa. “Ne abbiamo parlato oggi, ne parleremo in futuro, si spera, saremo in grado di risolvere quella situazione”, ha aggiunto.

Parlando con un traduttore, Erdogan ha affermato che i due Paesi possono “superare gli ostacoli che affrontano solo attraverso il dialogo”. Cinque senatori repubblicani si sono recati alla Casa Bianca e hanno parlato con Erdogan e Trump del programma F-35. I senatori hanno anche sollecitato il presidente della Turchia a riservare un trattamento migliore ai curdi in Siria. “I curdi hanno rischiato molto mettendosi dalla parte degli Stati Uniti e combattendo il nostro nemico comune e siamo molto preoccupati, non vogliamo vedere la Turchia impegnata in azioni offensive contro i curdi”, ha affermato il senatore americano Ted Cruz, il 13 novembre. Da parte sua, Erdogan ha distinto i curdi dal PKK. “Ti assicuro che quelli a cui ti riferisci come curdi sono PYD o YPG e sono derivati del PKK”, ha affermato il presidente, ribadendo la propria frustrazione per il fatto che i Paesi occidentali hanno fatto poco per sostenere la Turchia con il problema dei rifugiati. “Quando nessuno accettava questi rifugiati, noi lo facevamo”, ha dichiarato.

Erdogan ha anche affermato di essere stato “profondamente ferito” dalla risoluzione della Camera che riconosce le uccisioni di 1.5 milioni di armeni, avvenute circa un secolo fa, come un “genocidio”, una definizione che la Turchia rifiuta. Erdogan ha affermato che la misura ha il potenziale per gettare una “profonda ombra sulle nostre relazioni bilaterali”. Nel frattempo, fuori dalla Casa Bianca, i manifestanti hanno protestato contro la visita di Erdogan e hanno chiesto a Trump di proteggere i curdi in Siria. Questi sono stati fortemente minacciati dalla cosiddetta “Operazione Fonte di pace”, lanciata dalla Turchia il 9 ottobre. L’operazione militare era stata facilitata dal ritiro delle truppe statunitensi, che avevano abbandonato le Syrian Democratic Forces (SDF) nel Nord-Est della Siria. L’assalto si è poi concluso il 22 ottobre, quando il presidente turco ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa per la creazione di una “safe zone” di 30 km al confine tra Siria e Turchia, pattugliata dall’esercito di entrambi i Paesi. 

Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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