Danimarca: no alla cittadinanza per i figli dell’ISIS

Pubblicato il 14 novembre 2019 alle 6:12 in Danimarca Siria

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Il ministro per le Politiche Migratorie della Danimarca, Mattias Tesafaye, ha proposto l’adozione di una nuova legge che impedirebbe il riconoscimento della cittadinanza danese ai figli dei foreign fighters.

È quanto rivelato, mercoledì 13 novembre, dal Copenaghen Post, il quale ha specificato che tale legge è finalizzata a dissuadere i jihadisti intenzionati a fare rientro nei loro Paesi di origine. Nello specifico, la legge proposta da Tesafoye non si scaglia direttamente contro i foreign fighters, ma contro i loro figli, nati in aree dove l’ISIS è stato una delle parti del conflitto.

La ragione dietro tale proposta risiede nel fatto che, a detta del ministro, i figli dei foreign fighters stanno crescendo in condizioni non paragonabili ai valori danesi e alla vita che si conduce in Danimarca.

Simili parole hanno causato l’ira di diverse organizzazioni di attivisti in materia di diritti umani, tra cui il Danish Institute for Human Rights, il quale ha dichiarato che la legge proposta dal ministro per le Politiche Migratorie della Danimarca è in contrasto con gli obblighi internazionali che Copenaghen è chiamata a rispettare.

La proposta del ministro Tesafaye giunge a un giorno di distanza dall’arresto un jihadista danese-palestinese, Ahmad Salem el-Haj, il quale era stato arrestato presso l’aeroporto di Copenaghen dopo essere stato rimpatriato dalla Turchia, dove era stato condannato a 4 anni di reclusione per essersi unito all’ISIS.

El-Haj, 28 anni, aveva lasciato la Danimarca nel 2013, quando era partito per recarsi in Siria e unirsi allo Stato Ilamico. Nel 2017, tuttavia, il combattente era stato gerito gravemente, al punto di aver perso l’uso degli arti inferiori. Successivamente, verso la fine del 2017, il combattente era stato arrestato a Kilis, al confine con la Turchia. Secondo quanto ricostruito dal Copenaghen Post, El-Haj era famoso in Danimarca per essere comparso in un video dove, insieme ad altri 3 foreign fighters danesi, sparava contro alcuni poster dell’ex premier Anders Fogh Rasmussen e di altri esponenti della classe politica della Danimarca.

La Danimarca è membro della NATO dal 1949 e dell’Unione Europea dal 1973. Il Paese è particolarmente impegnato nella lotta al terrorismo e nel contrasto interno ed esterno all’estremismo violento. In tali ambiti, le autorità di Copenaghen collaborano a stretto contatto con gli Stati Uniti, le Nazioni Unite e l’Unione Europea.

Secondo il Global Terrorism Index del 2018, che attribuisce un indice da 0 a 10, dove 0 è il minimo e 10 è il massimo, a 163 Paesi al mondo in base all’impatto del terrorismo sui loro territori, la Danimarca ha registrato un indice poco superiore lo 0, rientrando tra gli Stati minimamente colpiti dal terrorismo. Tuttavia, il Country Report on Terrorism del Dipartimento di Stato americano rende noto che secondo il servizio di intelligence del Paese, in danese Politiets Efterretningstjeneste (PET), almeno 145 foreign fighters sono partiti dalla Danimarca per recarsi in Siria e in Iraq dall’estate 2012. Dei 145 terroristi, alcuni sono rientrati in patria e, ad avviso del PET, oltre ad essere stati addestrati, divenendo quindi capaci di compiere attacchi, potrebbero favorire la radicalizzazione di altri individui.

Per scongiurare un simile pericolo, le agenzie di sicurezza danesi collaborano per contrastare qualsiasi attività di reclutamento da parte dello Stato Islamico. Nell’ambito della cooperazione internazionale e regionale, la Danimarca è un membro della coalizione internazionale a guida americana che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq, contribuendo attraverso l’invio di veicoli da guerra, membri del personale presso i quartier generali della Coalizione in Medio Oriente e attività di addestramento militare.

Lo scorso 26 settembre, inoltre, il ministro degli Affari Esteri della Danimarca, Jeppe Kofod, aveva annunciato, in occasione di un vertice alle Nazioni Unite, il rafforzamento delle misure tese alla prevenzione e al contrasto del terrorismo.

Poco dopo, il 15 ottobre, il premier, Mette Frederiksen, aveva annunciato che il governo intendeva far approvare una legge che prevedeva la rimozione della cittadinanza danese ai foreign fighters in possesso di doppia nazionalità. Nello specifico, secondo tale legge, i foreign fighters potrebbero essere sottoposti a processo in absentia e, se condannati alla rimozione della cittadinanza danese, ostacolati a fare rientro nel proprio Paese di origine.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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