Bosnia, UE: “Crisi umanitaria”, chiesta chiusura dei centri

Pubblicato il 14 novembre 2019 alle 20:10 in Balcani Immigrazione

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Il commissario europeo per le politiche migratorie, Dimitris Avramopoulos, ha allertato le autorità bosniache dell’effettivo rischio che l’intera Bosnia diventi teatro di una crisi umanitaria nel corso dell’inverno, a causa delle degradanti condizioni in cui si trovano i migranti nei sovraffollati centri di accoglienza del Paese.

È quanto rivelato, giovedì 14 novembre, dal New York Times, il quale ha altresì aggiunto che Avramopoulos ha insistito in particolar modo sulla chiusura del campo di Vucjak, nei pressi di Bihac, nel Nord-Ovest della Bosnia, una ex discarica situata nei pressi di un campo contaminato dalle mine.

Nello specifico, Avramopoulos ha dichiarato che le autorità bosniache dovranno provvedere a garantire ai circa 8.000 migranti regitrati le adeguate condizioni di accoglienza, al fine di prevenire lo scoppio di una crisi umanitaria nel corso dei mesi invernali.

L’Unione Europea, ha ricordato il commissario, ha già riconosciuto aiuti economici pari a 36 milioni di euro alla Bosnia, la quale doveva creare nuove strutture e dotarsi dei beni di prima necessità, ma le condizioni attuali del campo di Vucjak sono talmente gravi che l’Unione Europea non riconoscerà più alcuna forma di sostegno economico per il suo miglioramento.

Secondo le stime fornite dal New York Times, sono circa 50.000 i migranti che sono giunti in Bosnia dallo scorso anno. Il loro obiettivo, ha rivelato il quotidiano statunitense, è quello di attraversare i confini del Nord e dell’Ovest del Paese, al fine di raggiungere la Croazia, già membro dell’Unione Europea.

È in virtù di tale ragione che presso il confine nordoccidentale tra Bosnia e Croazia si trova il campo migranti maggiormente preoccupante, ovvero Vucjak. Stando alle testimonianze raccolte dal Washington Post, la pioggia autunnale ha ormai trasformato Vucjak in un ammasso di fango, circondato da rifiuti e da migranti che dormono in condizioni di igienico sanitarie degradanti.

Il campo di Vucjak è sorto quest’anno, in modo improvvisato, su volere delle autorità locali. I migranti lo hanno soprannominato “la giungla”, data anche la presenza di animali nel centro, mentre le ONG hanno più volte evidenziato l’inadeguatezza della struttura. Da parte loro, le autorità sostengono di non poter procedere con la chiusura del centro di Vucjak se non dopo aver individuato un’altra località dove trasferire i migranti.

Ad incrementare ulteriormente le tensioni, le ultime dichiarazioni delle autorità della Bosnia nordoccidentale, le quali avevano intimato di voler istituire un coprifuoco in altri due grandi centri di accoglienza, al fine di esercitare pressione sul governo e spingerlo a redistribuire i migranti in altre zone del Paese.

Tali centri, i quali hanno accolto circa 2.000 persone, si trovano nei pressi di Bihac e di Velika Kladusa e sono gestiti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM). La situazione, tuttavia, è in continuo peggioramento e le autorità locali hanno annunciato che a partire da venerdì 15 novembre non consentiranno più l’ingresso di altri migranti nelle due strutture. In aggiunta, soltanto i migranti intenzionati a oltrepassare il confine con la Croazia potranno uscire dai due centri di accoglienza.

Il think tank del Parlamento europeo rende noto, giovedì 14 novembre, che la Bosnia è divenuta uno snodo di passaggio per i migranti che intendono raggiungere l’Europa occidentale a partire dall’inizio dello scorso anno. Attualmente, secondo le stime dell’UE, sono circa 8.000 i migranti presenti nel Paese, principalmente provenienti dall’Asia meridionale e dal Medio Oriente. La capienza dei centri di accoglienza è stata estesa nel corso del 2018 grazie ai fondi europei, ma rimane insufficiente a garantire una copertura totale delle esigenze.

Nel 2019, nonostante una ulteriore tranche di aiuti europei, il governo bosniaco non ha individuato ulteriori località da riconvertire in centri di accoglienza temporanei. In aggiunta, le autorità bosniache negano il diritto di asilo ai migranti che ne fanno appello.

Di recente, informa il Parlamento europeo, le autorità locali del cantone di Una Sana, ovvero nei pressi di Bihac, il quale in primis è colpito dall’emergenza migratoria, ha fatto ricorso ad azioni quali la restrizione del movimento e il trasferimento forzato dei migranti presso il centro di Vucjak, il quale non è in condizioni per poter essere abitato da esseri umani, in virtù dei rischi sanitari e di sicurezza che comporta. Secondo il Parlamento europeo, il cantone di Una Sana si trova in condizioni di crisi umanitaria. In assenza di una pronta risposta e di un coordinamento tra autorità statali e locali, l’intero Paese, avverte l’UE, può essere teatro di una crisi umanitaria ancora maggiore.

Anche il governo croato è stato accusato da alcune ONG e organizzazioni internazionali di essere colpevole del respingimento dei migranti al confine con la Bosnia, il che rappresenta una violazione del diritto internazionale.   Da parte sua, la Croazia si è impegnata a voler scoprire di più in merito alle accuse di maltrattamento dei migranti e dei rifugiati che si trovano presso i suoi confini.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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