Yemen: attacco Houthi, 7 soldati morti

Pubblicato il 13 novembre 2019 alle 15:24 in Medio Oriente Yemen

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Sono almeno 7 i soldati dell’esercito yemenita morti, mercoledì 13 novembre, nella città di Ma’rib, nell’Est dello Yemen.

Le vittime, tra cui anche un generale, sono state causate da un attacco missilistico ad opera dei ribelli sciiti Houthi diretto contro la base militare di Sehna Jin e contro il quartier generale delle forze congiunte, situato a Ma’rib. Il bilancio include altresì 10 soldati rimasti feriti. Secondo quanto specificato da fonti militari, i due missili sono stati lanciati dai raggruppamenti dei ribelli situati nell’Ovest dell’omonimo governatorato, sul monte Haylan. Inoltre, il bombardamento è stato accompagnato dal passaggio di droni Houthi nei cieli dell’area colpita.

Nel medesimo giorno, il 13 novembre, il governo yemenita legittimo, riconosciuto a livello internazionale, ha esortato le Nazioni Unite a condannare la violenta escalation e le violazioni commesse dalle milizie Houthi negli ultimi giorni, soprattutto nel governatorato occidentale di Hodeidah. Ciò è avvenuto durante un incontro tra il ministro degli Esteri yemenita, Mohammed Al-Hadrami, ed il capo del Comitato di coordinamento e della missione delle Nazioni Unite a Hodeidah, il generale Abhijit Goha.

Nel corso dell’incontro, i due partecipanti hanno discusso degli sviluppi relativi all’attuazione dell’accordo di Hodeidah e della recente escalation delle milizie Houthi a Ad Durayhimi e Mocha. Da parte sua, il capo della missione delle Nazioni Unite ha sottolineato il suo interesse nel favorire progressi nel processo di pace e l’attuazione dell’accordo di Hodeidah, volto a garantire altresì la libertà di movimento per i cittadini e il passaggio di convogli di soccorso. Per il ministro yemenita, si tratta di un accordo fondamentale per realizzare una pace sostenibile ma la negligenza mostrata dall’Onu potrebbe portare i ribelli a commettere ulteriori violazioni.

L’Onu ha iniziato, il 19 ottobre scorso, a istituire posti di blocco a Hodeidah per il controllo e il monitoraggio dell’area, con il fine ultimo di porre una tregua. Dal canto loro, i ribelli sciiti hanno, però, continuato a condurre attacchi, violando gli accordi precedentemente stabiliti. Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale gli Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area.

Il quadro generale nel Paese è caratterizzato da una perdurante guerra civile, scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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