Una violenta escalation sulla Striscia di Gaza

Pubblicato il 13 novembre 2019 alle 9:05 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Due palestinesi sono morti nelle prime ore di mercoledì 13 novembre, a seguito dei raid aerei lanciati da Israele sulla Striscia di Gaza.

La notizia è giunta dal Ministero della Salute di Hamas, un’organizzazione palestinese considerata terroristica da alcuni Paesi, tra cui Israele. I raid si inseriscono nel quadro di una serie di attacchi e contrattacchi che fanno seguito all’uccisione del comandante del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, Baha Abu al-Ata, di martedì 12 novembre. L’offensiva, rivendicata da Israele, ha alimentato fin da subito un’operazione di vendetta, che ha visto la resistenza palestinese lanciare missili e granate a propulsione contro gli insediamenti israeliani adiacenti alla Striscia di Gaza.

Il bilancio delle vittime palestinesi in meno di 24 ore ammonta a 12 morti. Israele, dal canto suo, ha dispiegato un maggior numero di batterie per intercettare missili, ha convocato soldati di riserva, introdotto un maggior numero di armati nel perimetro di Gaza, ed ha chiuso la zona marittima. Il passaggio al confine, al momento, è stato anch’esso chiuso. Sino ad ora, il sistema di difesa antimissile Cupola di Ferro è riuscito ad intercettare decine di missili, alcuni diretti anche contro Tel Aviv. L’esercito israeliano ha affermato che sono stati circa 190 i missili monitorati su Gaza il 12 novembre.

L’ufficio stampa del governo di Gaza ha dichiarato che l’esercito israeliano ha lanciato 30 attacchi aerei in diverse parti della Striscia di Gaza dall’alba del 12 novembre. Israele si è detto pronto ad intraprendere una nuova ondata di attentati contro obiettivi del Movimento per il Jihad. Dal canto loro, le brigate al-Quds, il braccio armato del Movimento, hanno affermato che nelle prossime ore il primo ministro israeliano dovrà affrontare una nuova sconfitta, sottolineando che non permetteranno il ripristino della politica degli omicidi.

A detta di funzionari e ufficiali militari, si tratta di uno degli scontri peggiori al confine. Si prevede che nella giornata del 13 novembre, il governo israeliano terrà una sessione speciale in cui si discuterà della violenta escalation sulla Striscia di Gaza.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che l’attuale ondata di bombardamenti a Gaza potrebbe richiedere tempo prima di placarsi, ed ha chiarito che il leader ucciso, Abu al-Ata è stato uno dei maggiori responsabili degli attacchi degli ultimi tempi contro Israele, e stava già pianificando un nuovo attentato. Per tale motivo, la decisione sulla sua uccisione è stata presa all’unanimità.

Il primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, ha chiesto un intervento internazionale immediato per fermare l’attuale aggressione israeliana. Ashtiyeh ha affermato che Israele deve porre fine alle azioni criminali contro i civili, e le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani sono state invitate a salvaguardare i palestinesi di fronte alle violazioni perpetrate sia a Gaza sia in Cisgiordania.

Anche da parte europea è stata espressa preoccupazione. In particolare, l’Unione Europea ha chiesto la fine dell’escalation “rapidamente e completamente”, definendo gli attacchi missilistici contro i civili inaccettabili. “Frenare l’escalation è necessario per preservare la vita e la sicurezza dei civili israeliani e palestinesi”, ha affermato l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini.

Omicidi mirati contro leader delle fazioni nemiche sono stati a lungo evitati da Israele nel corso degli ultimi anni, con il timore che avrebbero potuto alimentare ulteriori tensioni. Nella Striscia di Gaza operano diversi gruppi militanti palestinesi. Hamas, considerata ufficialmente organizzazione terroristica da alcune nazioni, detiene il potere nell’enclave e, dopo diversi conflitti che hanno visto il gruppo contro Israele, è stata proclamata una tregua. Tuttavia, Hamas ha affermato che la morte di Abu al-Ata non rimarrà impunita.

Il Movimento per il Jihad Islamico è, a sua volta, il secondo gruppo più influente nell’area ed è appoggiato da uno dei principali nemici di Israele, l’Iran. Le Brigate al-Quds, l’ala militare, chiamate in arabo “Saraya al-Quds”, sono attive soprattutto in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove contrastano la presenza militare di Israele attraverso operazioni terroristiche. Il fine ultimo delle Brigate è la creazione di uno Stato Islamico e l’insediamento dei palestinesi in una patria legittima, secondo i confini stabiliti del 1948. Tuttavia, il gruppo è contrario alla propria partecipazione ai processi di pace e ai negoziati tra le parti coinvolte.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.