Libano: Aoun promuove un governo ibrido

Pubblicato il 13 novembre 2019 alle 14:47 in Libano Medio Oriente

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Il presidente del Libano, Michel Aoun, ha annunciato, il 12 novembre, che le consultazioni parlamentari per formare un nuovo governo potrebbero iniziare giovedì 14, e ha evidenziato che il prossimo esecutivo dovrebbe includere sia politici sia tecnocrati.

In un discorso con giornalisti libanesi, tenutosi presso il palazzo presidenziale di Baabda, il capo di Stato ha affermato di aver invitato in precedenza i manifestanti a dialogare, ma senza ricevere riscontro. In particolare, le loro richieste, considerate giuste, sono state ascoltate ma Aoun ha messo in guardia da una catastrofe se la popolazione continuerà a riversarsi per le strade ancora a lungo.

Per il presidente libanese, è necessario adoperarsi per mettere in atto un programma basato su tre punti principali, ovvero la lotta alla corruzione, il miglioramento della situazione economica e l’istituzione di uno Stato civile. Al momento, ha spiegato Aoun, il Libano necessita di una governance coerente, in grado di mettere in atto un piano efficiente e, a detta del presidente, vi sono persone dotate delle giuste competenze per promuoverlo.

Gli ultimi giorni di proteste hanno altresì assistito alla morte del primo manifestante, nella sera del 12 novembre. Si è trattato di un membro del partito progressista socialista. Secondo quanto riferito da media locali, l’incidente è avvenuto nell’area di Khalde, nel Sud di Beirut, e la vittima è stata uccisa a causa di spari di membri dell’esercito, mentre si cercava di disperdere la folla. Il soldato responsabile è stato arrestato ma sono in corso indagini. Di fronte a tale episodio e al timore della crescente rabbia dei cittadini libanesi, il premier dimesso, Saad Hariri, ha invitato i manifestanti a mantenere la calma, per far sì che le proteste continuino ad avere un carattere pacifico.

In tale quadro, nella giornata di mercoledì 13 novembre, il presidente Aoun ha incontrato un rappresentante del Ministero degli Esteri francese, direttore del dipartimento del Medio Oriente e Nord Africa, Cristophe Farno. Quest’ultimo ha riportato un messaggio del presidente francese, Emmanuel Macron, e del governo francese, in cui è stato ribadito l’interesse di Parigi alla situazione in Libano, evidenziando come la Francia sia pronta ad offrire il proprio sostegno. Nel corso del colloquio, Aoun ha affermato che la situazione economica sta peggiorando ma che l’inizio delle esplorazioni e trivellazioni di petrolio e gas contribuirà a migliorare gradualmente il quadro attuale.

Anche il presidente del parlamento, Nabih Berri, ha incontrato il rappresentante francese. Secondo quanto riportato, Berri ha affermato che la sicurezza del Libano deve continuare ad essere una priorità e che è necessario preservare l’ordine pubblico all’interno delle istituzioni, così come la pace e l’unità nazionale. Il presidente parlamentare ha poi ribadito la sua richiesta di un governo inclusivo che lavori alle riforme, e ha messo in guardia dal “cadere nel vuoto politico”.

L’ondata di mobilitazione popolare ha avuto inizio il 17 ottobre scorso. La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, relativa all’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico.

I manifestanti libanesi richiedono le dimissioni dell’attuale governo e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Uno dei risultati di tali proteste è stato rappresentato dalle dimissioni del premier Hariri, del 29 ottobre. Tuttavia, di fronte ad una situazione politica precaria e alla mancata indizione di consultazioni dopo circa due settimane, la rabbia cresce di giorno in giorno.

Non da ultimo, anche l’economia del Paese si sta indebolendo. Tra i settori più colpiti, banche, comunicazioni e carburante, ma si teme la chiusura di industrie e altre istituzioni vitali. Il valore della lira continua a diminuire nel mercato dei cambi, nonostante le precedenti rassicurazioni della Banca centrale.  Le materie prime hanno assistito a nuovi rincari, facendo temere un disastro alimentare, a seguito di una eventuale sospensione delle importazioni di beni come conseguenza dell’instabilità e delle misure intraprese dalle banche.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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