Hong Kong bloccata dai manifestanti per il terzo giorno consecutivo

Pubblicato il 13 novembre 2019 alle 10:23 in Asia Hong Kong

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I manifestanti di Hong Kong hanno bloccato buona parte della città, per il terzo giorno consecutivo, a seguito di un’escalation delle violenze in tutto il territorio.

I trasporti sono bloccati e le scuole e molte aziende sono rimaste chiuse, in una paralisi totale della città, il 13 novembre. Centinaia di pendolari sono stati visti fare la fila presso le stazioni della metropolitana in tutta la città, dopo che alcuni servizi ferroviari sono stati sospesi e le strade chiuse. La polizia antisommossa è stata dispiegata nelle stazioni, mentre i manifestanti hanno tirato su blocchi stradali e barricate nelle strade principali. 

I manifestanti e la polizia si sono scontrati durante tutta la notte tra il 12 e il 13 novembre all’interno di campus universitari e in altre zone della città. Solo poche ore prima, il sovrintendente della polizia, Kwong Wing-cheung, aveva dichiarato che la città era stata spinta sull’orlo del crollo totale dai manifestanti che commettevano “atti folli”. La polizia, da parte sua, ha continuato a reprimere le proteste e a utilizzare gas lacrimogeni sulla folla. Alcuni attivisti hanno dato fuoco a un’autovettura, hanno lanciato molotov contro una stazione di polizia e un vagone della metropolitana e hanno fatto irruzione in un centro commerciale. I combattimenti più feroci sono infuriati nella notte presso l’università cinese di Hong Kong, con le strade all’interno e all’esterno dell’ingresso del campus che sono state bersagliate con mattoni, altri detriti e a cui è stato appiccato il fuoco. Un furgone, usato come parte di una barricata, è stato poi dato alle fiamme. I leader religiosi della città hanno chiesto a tutte le parti di porre fine alla violenza e hanno invitato la polizia e i manifestanti a mostrare moderazione. “A questo punto molto critico, il popolo di Hong Kong deve unirsi e dire no alla violenza”, hanno affermato, in una dichiarazione congiunta, i leader dei 6 principali gruppi religiosi di Hong Kong.

I manifestanti stanno pianificando ulteriori proteste durante tutta la giornata di mercoledì 13 novembre, come parte di una campagna di disobbedienza civile in alcune specifiche aree, tra cui il distretto finanziario, che ospita alcuni dei negozi di beni immobili e di lusso più costosi del mondo. “Vogliamo solo influenzare l’economia di Hong Kong per far sapere al governo che siamo seri riguardo alle nostre richieste”, ha dichiarato uno studente di 21 anni, di nome Lee, che aveva passato la notte a fabbricare molotov presso la City University. “Ogni giorno, ovunque, le persone si fanno male”, ha aggiunto. Il presidente del sindacato studentesco dell’università, Jacky So, ha lanciato un appello per supportare un’ingiunzione presso l’Alta Corte che possa vietare alla polizia di entrare nei campus universitari senza un mandato o senza l’approvazione della scuola. L’ingiunzione impedirebbe, inoltre, alle forze di sicurezza di utilizzare armi di controllo della folla, come lacrimogeni e proiettili di gomma, dentro l’università. È prevista una decisione a tale riguardo nel pomeriggio del 13 novembre.  

Durante la notte tra il 12 e il 13 novembre, si sono verificati altri scontri in tutta la città, con esplosioni, pennacchi di fumo, urla e spari che hanno lasciato decine di studenti feriti a terra. “La paura tra gli studenti è così forte”, ha dichiarato Wing Long, uno studente di teologia di 25 anni. “Ecco perché ci siamo riuniti oggi per impedire che tutto questo accada”, ha aggiunto. I medici sulla scena hanno affermato che almeno 60 persone sono rimaste ferite negli scontri che si sono verificati durante la notte. In tale contesto, anche l’Unione Europea ha invitato tutte le parti a mostrare moderazione. “L’impatto di vasta portata della situazione sulla vita e sui mezzi di sussistenza del territorio rende una soluzione credibile e rapida un imperativo”, ha affermato la portavoce dell’UE, Maja Kocijancic, in una nota. Questa settimana ha visto alcune delle peggiori violenze in più di 5 mesi di proteste.

Lunedì 11 novembre, un agente di polizia ha sparato a distanza ravvicinata contro una persona che faceva parte delle proteste. Lo stesso giorno, in un incidente separato, un uomo che esternava posizioni pro-Pechino è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme dai manifestanti. La polizia ha riferito che l’uomo è in condizioni critiche e sta indagando sui responsabili dell’accaduto. L’autorità ospedaliera di Hong Kong ha dichiarato che 81 persone sono state ferite dall’inizio della settimana, 2 delle quali si trovano ora in gravi condizioni. Inoltre, più di 260 persone sono state arrestate, durante la giornata dell’11 novembre, secondo quanto ha affermato la polizia, portando il numero totale a oltre 3.000 detenuti da quando le proteste sono cresciute, a giugno. La leader di Hong Kong, Carrie Lam, che gode dell’appoggio di Pechino, ha dichiarato che i manifestanti che cercano di paralizzare la città sono “estremamente egoisti”.

In tale contesto, la Cina nega qualsiasi tipo di interferenza nel territorio e ha, invece, incolpato alcuni Paesi occidentali, tra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti, di supportare i manifestanti e sollevare nuove problematiche. Da parte loro, gli Stati Uniti hanno condannato “l’uso ingiustificato della forza letale” a Hong Kong, l’11 novembre, e hanno esortato sia la polizia che i civili a ridurre la tensione. Da Pechino, invece, il portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Geng Shuang, ha invitato il Regno Unito e gli Stati Uniti a non intromettersi. Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e sono nate a seguito della presentazione di una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione in Cina. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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