Guinea: tra le proteste, sostituito il ministro della Sicurezza

Pubblicato il 13 novembre 2019 alle 6:26 in Africa Guinea

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Il presidente della Guinea, Alpha Conde, ha riferito che sostituirà l’attuale ministro della Sicurezza, Alpha Ibrahima Keira, in seguito al dilagare delle proteste e della violenza nel Paese. Il bilancio delle vittime delle manifestazioni, al momento, è di 13 persone. La dichiarazione presidenziale, riportata in diretta nazionale, non ha specificato l’esatto motivo del licenziamento di Keira ma un alto funzionario del governo ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che le motivazioni sono legate alle “difficoltà del ministro nel gestire la crisi socio-politica” momentaneamente in atto. Il portavoce del governo, Damantang Albert Camara, diventerà il nuovo ministro della Sicurezza. Conde ha altresì annunciato di voler sostituire anche i ministri della Salute e della Giustizia.

Il Paese africano sta vivendo un momento di alta tensione a causa dell’esplosione di proteste di massa contro il governo del presidente Conde. Le contestazioni, che agitano diverse regioni della Guinea da metà ottobre, sono organizzate da una coalizione di partiti dell’opposizione, di rappresentanti della società civile e di attivisti politici. I primi contrasti erano iniziati il 14 ottobre, quando Conde aveva annunciato la decisione di introdurre un possibile cambio di Costituzione, che gli consentirebbe di competere nuovamente alle prossime elezioni e di rimanere in carica per un terzo mandato. Centinaia di persone si erano radunate nella capitale, Conakry, e nella città di Mamou, roccaforte delle opposizioni, per manifestare contro l’operato del presidente e la polizia guineana aveva reagito aprendo il fuoco contro i dissidenti.

Le proteste si sono scatenate in risposta ai timori che il presidente Conde possa cercare un terzo mandato presidenziale. L’81enne è diventato il primo presidente democraticamente eletto dell’Africa occidentale nel 2010, ponendo fine a 2 anni di governo militare, successivo alla morte dell’ex presidente Lansana Conte, e suscitando speranze per il progresso democratico in Guinea. Il mese scorso, Conde ha invitato la popolazione a prepararsi a un referendum e a future elezioni, suscitando speculazioni che stia progettando di cambiare la Costituzione al fine di concorrere per un terzo mandato. Le prossime votazioni presidenziali sono attese per la fine del 2020.

Nonostante il Paese sia uno dei più ricchi in Africa termini di riserve minerarie, la sua popolazione resta una delle più povere. La Guinea è il principale produttore africano di bauxite, utilizzato per la produzione di alluminio, e possiede notevoli riserve di ferro. Secondo i gruppi d’opposizione, la stampa e le organizzazioni umanitarie attive sul territorio, da aprile 2011, sono 94 le persone che sono state uccise in Guinea, soprattutto per colpi di arma da fuoco, nelle varie dimostrazioni politiche che si sono svolte durante la leadership di Conde.

Dopo essere stato eletto presidente per la prima volta nel dicembre 2010, Alpha Conde è stato rieletto, per il secondo mandato, nell’ottobre 2015, assicurandosi la vittoria al primo turno con il 58% dei voti in parlamento. Il leader dell’opposizione, Cellou Dalein Diallo, aveva dichiarato invalido il voto, denunciando il presidente di corruzione. Tuttavia l’Unione Europea aveva affermato che, nonostante alcuni problemi logistici, il risultato era valido. Quella del 2010 è stata la prima elezione democratica del Paese da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1958. La nomina di Conde ha però sollevato alcune tensioni etniche nel Paese dal momento che il presidente fa parte del gruppo etnico Malinke, che rappresenta il 35% della popolazione nazionale, mentre l’altro candidato, Diallo, appartiene al gruppo etnico Peul, di cui fa parte il 40% della popolazione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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