Evo Morales riceve asilo politico in Messico

Pubblicato il 13 novembre 2019 alle 9:47 in Bolivia Messico

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Evo Morales è al sicuro in Messico. L’ex presidente boliviano è atterrato martedì dopo le 11.00 all’aeroporto internazionale della capitale messicana, dopo un viaggio che è stato una vera e propria battaglia diplomatica per il governo di Andrés Manuel López Obrador, che ha concesso asilo politico a leader boliviano per motivi umanitari. Insieme a lui, sono arrivati in Messico l’ex vicepresidente, Álvaro García Linera, e il ministro della salute ed ex presidente del Congresso, Gabriela Montaño.

“Siamo molto grati perché il presidente del Messico e il popolo boliviano mi hanno salvato la vita” – ha detto Morales non appena arrivato in territorio messicano. Dopo essere stato ricevuto dal ministro degli Esteri, Marcelo Ebrard, l’ex presidente boliviano ha denunciato l’atteggiamento dell’opposizione, della polizia e dei militari che, a suo avviso, hanno perpetrato un colpo di stato: “Hanno attaccato i tribunali elettorali, bruciato le case delle nostre autorità, saccheggiato casa di mia sorella, hanno saccheggiato la mia casa a Cochabamba, con metodi intimidatori hanno denunciato due nostri sindaci, il governatore di Potosí…”. Morales ha spiegato anche le ragioni delle sue dimissioni: “Di fronte all’alternativa di ulteriori scontri violenti, abbiamo deciso di dimetterci”.

Città del Messico ha dovuto dispiegare un’imponente rete diplomatica per l’operazione. Per portare Morales fuori dalla Bolivia, il governo messicano aveva inviato un aereo militare a Lima, in Perù, dove era stato autorizzato ad atterrare lunedì 11 novembre, a patto che poi Morales non toccasse territorio peruviano, spazio aereo incluso. Le autorità boliviane hanno impedito l’accesso dell’aeromobile nel paese, costringendolo a tornare in Perù. Dopo un lungo negoziato con l’esercito boliviano, l’aereo messicano è stato autorizzato ad atterrare a Cochabamba, dove Morales si era rifugiato dopo aver abbandonato La Paz nella notte di domenica 10 novembre. L’ex capo dello stato boliviano è stato imbarcato in una ex base militare dell’agenzia antidroga statunitense DEA nella regione- Le condizioni delle infrastrutture della base dismessa, tuttavia, rendevano necessaria una sosta tecnica e gli unici aeroporti raggiungibili in sicurezza fuori dalla Bolivia si trovano in Brasile e in Paraguay. Entrambi i paesi hanno negato al governo del Messico l’uso delle loro infrastrutture e hanno vietato di sorvolare il loro spazio aereo. Solo la mediazione del presidente eletto dell’Argentina Alberto Fernández ha convinto il presidente del Paraguay Mario Abdo Benítez a consentire una sosta tecnica di quattro ore nel paese. Ulteriori negoziati hanno spinto Brasilia ad aprire lo spazio aereo, purché l’aereo volasse il più vicino possibile alle frontiere. Alle due di mattina il Perù, tornando sulla sua decisione, ha permesso all’aviazione messicana di sorvolare il proprio spazio aereo.

L’asilo politico per motivi umanitari a Evo Morales e i mezzi diplomatici dispiegati, che hanno coinvolto cinque paesi latinoamericani, ha restituito al Messico la leadership politica storicamente esercitata sui governi progressisti dell’America Latina. Una leadership che il governo di Andrés Manuel López Obrador aveva rifiutato di accettare da quando aveva assunto la presidenza un anno fa. Le circostanze, tuttavia, hanno spinto Città del Messico a fare un passo avanti, non solo in linea con la tradizione di accoglienza che risale all’esilio repubblicano spagnolo negli anni ’40 e ai rifugiati centroamericani per tutto il XX secolo, ma anche nel quadro della politica di non ingerenza negli affari di altri paesi. La dottrina di non ingerenza, nota come “dottrina Estrada” dal ministro degli esteri che la ideò negli anni ’20 dello scorso secolo, ha consentito a Città del Messico di giocare un importante ruolo di mediazione in numerose crisi regionali per quasi cent’anni. 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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