Trump “taglierà il nastro” all’inaugurazione della futura diga africana

Pubblicato il 12 novembre 2019 alle 18:37 in Etiopia USA e Canada

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La costruzione della grande diga sulle acque del fiume Nilo Blu, la cui realizzazione è stata voluta dall’Etiopia, potrebbe portare alla prima visita nel continente africano del presidente americano Donald Trump, principale mediatore nelle negoziazioni di Addis Abeba con Egitto e Sudan, entrambe interessate dal progetto idroelettrico. Il leader della Casa Bianca, secondo quanto riferito da Sileshi Bekele, ministro dell’Acqua etiope, è fortemente intenzionato a “tagliare il nastro” all’inaugurazione della diga. Trump, che si è insediato alla presidenza americana nel 2016, non ha ancora effettuato alcuna visita ufficiale in nessun Paese africano. Più volte, i diplomatici statunitensi hanno incontrato difficoltà nel giustificare le politiche dell’amministrazione Trump in Africa, inclusa la decisione di imporre su alcuni Paesi il divieto di viaggio. Con il suo nuovo ruolo nella mediazione dei negoziati tra Egitto, Etiopia e Sudan, il presidente punta però a inserirsi in maniera decisiva in una questione di grande importanza per tutta la regione dell’Africa orientale. Gli Stati Uniti sono già un alleato chiave di Egitto ed Etiopia nell’ambito della cooperazione alla sicurezza e della lotta al terrorismo.

Per ora, l’incontro avvenuto il 6 novembre a Washington tra le delegazioni dei tre Paesi ha portato alla definizione di una data precisa, quella del 15 gennaio 2020, entro la quale terminare i lavori per risolvere la controversia sul riempimento e sul funzionamento della diga. I ministri di Etiopia, Egitto e Sudan hanno altresì rivelato che parteciperanno a futuri incontri presso la Casa Bianca anche il 9 dicembre e il 13 gennaio, così da poter valutare i progressi nelle negoziazioni. All’incontro di Washington, oltre alle delegazioni africane e al presidente Trump, hanno preso parte anche Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, e il presidente della Banca mondiale, David Malpass.

Il ministro Bekele ha dichiarato che, durante il vertice, Trump ha riferito ai vari delegati africani che sarebbe felice di inaugurare la diga una volta completata. “Il presidente Trump si è seduto con 6 persone (2 per ogni paese) e ha cercato di capire la situazione. Alla fine della discussione, ha detto che avrebbe voluto tagliare il nastro con noi all’inaugurazione della diga”, ha detto Sileshi. Il ministro etiope ha poi aggiunto che Trump ha incaricato il Dipartimento del Tesoro americano di “condurre le discussioni per il completamento regolare, rapido e accurato del progetto”. “I ministri hanno ribadito il loro impegno congiunto per raggiungere un accordo globale, cooperativo, adattabile, sostenibile e reciprocamente vantaggioso sul riempimento e sul funzionamento della Grande diga etiope e per stabilire un chiaro percorso da seguire al fine di adempiere a tale impegno in conformità con la Dichiarazione di principi del 2015”, si legge nella nota del Tesoro firmata da Mnuchin, dai ministri africani e da Malpass. La Dichiarazione di principi era stata sottoscritta da Etiopia, Egitto e Sudan nel 2015 con l’obiettivo di favorire lo sviluppo dei negoziati ma, da allora, solo scarsi progressi sono stati raggiunti. 

L’Etiopia, da cui origina il Nilo azzurro, che si unisce al Nilo bianco e scorre verso l’Egitto, ha avviato la realizzazione della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), promettendo di non interrompere il flusso del fiume e sostenendo che il progetto avrebbe incrementato il potenziale elettrico di tutta la regione. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, invece, ha sempre mostrato da parte sua grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la diga possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate domenica 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Tuttavia, già il 16 settembre, l’Etiopia aveva rigettato il punto di vista del governo egiziano sulle operazioni necessarie a completare la costruzione e il riempimento della diga e, a inizio ottobre, aveva definito il progetto del Cairo “un tentativo di mantenere il proprio dominio coloniale sull’allocazione delle risorse idriche continuando ad avere potere di veto su qualsiasi decisione riguardante il progetto del Nilo”. Il 26 settembre, al-Sisi aveva reso noto che i colloqui erano ad un punto morto e aveva accusato l’Etiopia di “inflessibilità”, richiedendo l’intervento della comunità internazionale. Il presidente, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a fine settembre, aveva chiarito che per lui le acque del Nilo erano una questione di vita o di morte e aveva affermato che, pur riconoscendo la situazione dell’Etiopia e il suo bisogno di soddisfare i propri interessi energetici, le autorità di Addis Abeba non avevano ancora compiuto studi sufficienti sulla realizzazione di questo immenso progetto idroelettrico. Tuttavia, il 17 ottobre, qualche giorno prima dell’incontro di Sochi, si sono riaccese le speranze di una ripresa dei colloqui e le parti hanno accettato l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la controversia.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, che dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità, era iniziata nell’aprile 2011. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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