La Turchia sfida l’Europa: continueremo a trivellare

Pubblicato il 12 novembre 2019 alle 14:04 in Cipro Turchia

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Dopo le sanzioni annunciate dall’Europa contro la Turchia, nell’ambito delle attività di trivellazione nel Mediterraneo orientale, il Ministero degli Esteri turco ha dichiarato che non cesserà le proprie operazioni e continuerà a preservare i propri diritti.

In particolare, la Turchia ha affermato che non smetterà di salvaguardare i diritti del suo Paese, derivanti da norme internazionali, così come i diritti e gli interessi della Repubblica turca di Cipro del Nord, situata nel Mediterraneo orientale.  Le mosse da parte europea sono considerate “incomprensibili”. Inoltre, secondo quanto affermato dal Ministero turco, è inutile minacciare Ankara, in quanto il Paese è determinato nel continuare le proprie attività di esplorazione e trivellazione.

Il Consiglio Europeo, riunitosi a Bruxelles, l’11 novembre, in occasione del vertice dei ministri degli Affari Esteri, ha dichiarato di aver adottato misure restrittive contro la Turchia, responsabile delle attività di trivellazione nel Mediterraneo orientale, ritenute “illegali” e non autorizzate. Nello specifico, tali restrizioni includono il divieto di viaggio nell’Unione Europea, ovvero dei visti, e il congelamento dei beni per coloro che sono responsabili, o coinvolti, nelle operazioni nelle acque di Cipro. La decisione da parte europea ha fatto seguito alla dichiarazione dello scorso 14 ottobre, quando il Consiglio europeo aveva espresso piena solidarietà a Cipro, la quale lamenta una violazione della propria sovranità territoriale. La mossa successiva sarà l’identificazione delle personalità e degli enti economici, industriali e finanziari coinvolti.

La Turchia e il governo cipriota discutono, in particolare, sui diritti di esplorazione di petrolio e gas nel Mediterraneo orientale. Ankara non riconosce Cipro come uno Stato e si oppone fermamente alle attività di esplorazione. Inoltre, per la Turchia le aree della zona marittima a largo di Cipro, dove si verificano le operazioni di trivellazione, rientrano nella piena giurisdizione turca o dei turco-ciprioti, i quali hanno il proprio Stato separatista nel Nord dell’isola e sono riconosciuti solo dalla Turchia.

Le coste di Cipro, ricche di gas naturale, sono interessate da operazioni di trivellazione ad opera della Turchia dal 3 maggio scorso. Tali attività sono ancora in corso, e vedono la nave Fatih a largo delle coste di Pafo, ad Ovest dell’isola, e la Yavuz, nei pressi della costa Sud-occidentale dell’isola.

Risalgono all’8 ottobre scorso le dichiarazioni del presidente cipriota, Nicos Anastasiades, secondo cui anche Cipro avrebbe continuato le proprie attività volte all’esplorazione dei giacimenti di gas, nonostante le “minacce turche e le operazioni illegali”. Per il capo di Stato cipriota sono gli Stati che si trovano nell’Est del Mediterraneo a godere dei diritti economici esclusivi su tali acque. Tuttavia, in occasione del 55esimo anniversario dell’indipendenza di Cipro, il 1° ottobre scorso, Anastasiades si era altresì detto impegnato a raggiungere un accordo di pace con i separatisti turco-ciprioti, con il fine ultimo di riunificare il Paese.

Le misure dell’Unione Europea dell’11 novembre sono state criticate anche dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale ha affermato, nella stessa giornata, che la Turchia agisce sulla base del diritto internazionale e che quanto deciso potrebbe minare le negoziazioni tra Ankara e l’Europa.

Da un lato, la Turchia è da tempo candidata ad entrare nell’Unione Europea. Dall’altro lato, l’Europa conta su Ankara nel gestire i flussi migratori verso il continente, considerato che il Paese ospita più di 3.5 milioni di rifugiati. Tuttavia, lo stesso Erdogan ha più volte messo in guardia dall’apertura delle porte del suo Paese, che consentirebbe ai rifugiati di riversarsi verso l’Europa.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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