Israele uccide leader jihadisti

Pubblicato il 12 novembre 2019 alle 11:35 in Israele Palestina

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Israele ha condotto raid aerei, nelle prime ore del 12 novembre, che hanno portato alla morte di due figure di spicco delle Brigate al-Quds, braccio armato del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina.

Gli attacchi hanno interessato sia Gaza sia Damasco. Secondo quanto dichiarato dal portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, per quanto riguarda l’offensiva a Gaza, si è trattato di un’operazione congiunta tra soldati di Israele e membri dell’apparato di sicurezza. Tra i morti vi è Baha Abu al-Ata, comandante 42enne del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, ucciso nella propria abitazione nell’Est di Gaza, accanto alla moglie. L’attacco ha causato altresì il ferimento di altre due persone, tra cui una donna, secondo quanto affermato dal Ministero della Salute palestinese. Il leader è stato accusato dall’esercito israeliano di aver coordinato diversi attacchi contro Israele negli ultimi anni ed è stato descritto come “una bomba ad orologeria”.

Secondo quanto affermato dall’ufficio del primo ministro, Benjamin Netanyahu, il premier ha autorizzato l’uccisione del leader. L’episodio giunge giorni dopo la nomina del nuovo ministro della Difesa di Israele, Naftali Bennett, ritenuto un nazionalista a favore di una campagna più aggressiva a Gaza. Anche Bennet ha approvato l’attacco del 12 novembre.

Il secondo episodio a Damasco ha, invece, causato la morte del figlio di uno dei leader del Movimento. Secondo quanto affermato dal gruppo jihadista, è stata l’abitazione di un membro dell’ufficio politico del gruppo jihadista, Akram al-Ajouri, ad essere colpita. Il leader politico si è salvato ma il figlio e la nipote sono morti. La televisione siriana ha successivamente riferito che almeno 6 persone sono rimaste ferite a seguito dell’offensiva. In questo caso, Israele non ha rivendicato la responsabilità dell’attacco.

L’offensiva ha alimentato un contro attacco, che ha visto la resistenza palestinese lanciare granate a propulsione contro gli insediamenti israeliani adiacenti alla Striscia di Gaza. L’esercito israeliano, dal canto suo, ha bloccato alcune strade della zona, ha chiuso scuole e interrotto la circolazione ferroviaria.

Omicidi mirati contro leader delle fazioni nemiche sono stati a lungo evitati da Israele nel corso degli ultimi anni, con il timore che avrebbero potuto alimentare ulteriori tensioni. Nella Striscia di Gaza operano diversi gruppi militanti palestinesi. Hamas, considerata ufficialmente organizzazione terroristica da alcune nazioni, detiene il potere nell’enclave e, dopo diversi conflitti che hanno visto il gruppo contro Israele, è stata proclamata una tregua. Tuttavia, Hamas ha affermato che la morte di Abu al-Ata non rimarrà impunita.

Il Movimento per il Jihad Islamico è, a sua volta, il secondo gruppo più influente nell’area ed è appoggiato da uno dei principali nemici di Israele, l’Iran. Le Brigate al-Quds, l’ala militare, chiamate in arabo “Saraya al-Quds”, sono attive soprattutto in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove contrastano la presenza militare di Israele attraverso operazioni terroristiche. Il fine ultimo delle Brigate è la creazione di uno Stato Islamico e l’insediamento dei palestinesi in una patria legittima, secondo i confini stabiliti del 1948. Tuttavia, il gruppo è contrario alla propria partecipazione ai processi di pace e ai negoziati tra le parti coinvolte.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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