Egitto, caso Regeni: l’Italia richiede un accordo politico

Pubblicato il 12 novembre 2019 alle 17:05 in Egitto Italia

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Fonti diplomatiche egiziane hanno affermato che il Ministero degli Esteri del Cairo ha ricevuto dalla controparte italiana la richiesta di rinnovare la cooperazione in ambito giudiziario e diplomatico circa il caso Regeni.

Giulio Regeni, un dottorando di Cambridge che si trovava in Egitto per studiarne i sindacati, è stato rapito il 25 gennaio 2016 e il suo corpo è stato rinvenuto il 3 febbraio, vicino al Cairo. È stato rivelato che il ragazzo è stato torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri furono uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali hanno riferito di aver trattenuto Regeni il giorno in cui sparì.

Secondo quanto affermato dal quotidiano arabo al-Araby al-jadeed, nell’ultima settimana Roma ha riaperto la questione ma ha altresì delineato un quadro rigoroso, basato su un accordo politico volto a risolvere il caso “con onestà”. Secondo il quotidiano, si tratta di un chiaro riferimento all’assenza di volontà politica nell’individuare e processare i responsabili e al mancato coordinamento tra Roma e il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi.  

La nuova posizione da parte italiana giunge dopo che il neo-procuratore generale egiziano, Hamada al-Sawi, ha invitato il suo omologo italiano a riprendere la cooperazione Roma- Il Cairo sul caso Regeni. L’invito, a detta delle fonti egiziane, è stato accolto in modo favorevole dall’Italia ma quest’ultima ha definito delle condizioni da rispettare.  Secondo quanto affermato, la richiesta di un accordo politico da parte italiana potrà portare a delle conseguenze. Da un lato, l’Egitto potrà ottenere le informazioni necessarie dalla Procura e dai servizi di sicurezza. Dall’altro lato, i due Paesi potranno coordinarsi su diverse questioni e approfondire le proprie relazioni anche in materia economica e militare.

A detta delle fonti, l’accusa italiana non ha risposto, sino ad ora, all’invito del Cairo. Inoltre, le informazioni di cui è in possesso l’Egitto indicano che la propria accusa ha chiesto al Ministero degli Esteri italiano di intervenire per creare un quadro politico funzionale. Se Roma otterrà garanzie convincenti e verificabili, spiega il quotidiano, l’Italia invierà una delegazione giudiziaria al Cairo, con il fine di comprendere la politica adottata dal nuovo procuratore egiziano.

Secondo una fonte giudiziaria vicina al dossier Regeni, al-Sawy desidera seguire un nuovo approccio nel gestire il caso, diverso da quello del suo predecessore. Il procuratore mirerebbe a fornire maggiori informazioni all’Italia dopo aver contattato i Ministeri dell’Interno e dell’Intelligence. Queste riguarderebbero la natura del controllo e monitoraggio di Regeni prima della sua scomparsa.

Fino ad ora, nessuna delle due parti ha determinato degli imputati da portare davanti alla giustizia. Inoltre, ai sensi del diritto internazionale e secondo accordi congiunti, l’accusa italiana non ha il diritto di accusare unilateralmente alcun presunto responsabile o funzionario egiziano.  Il coordinamento tra l’Italia e l’Egitto è stato completamente sospeso dal dicembre 2018, quando una delegazione italiana di diplomatici giudiziari ha visitato il Cairo per comprendere a cosa avessero portato le richieste italiane circa i risultati delle indagini e i membri accusati.

Nel mese di maggio scorso, Roma ha ottenuto informazioni aggiuntive, secondo cui il dottorando di Cambridge sarebbe morto a seguito di torture perpetrate all’interno dell’auto in cui è stato ritrovato il suo corpo e non, quindi, in un altro luogo. Ciò ha sollevato questioni sui possibili scenari che hanno preceduto l’uccisione e sulla natura delle informazioni ricevute fino ad allora.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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