Continuano le violenze, Hong Kong “sull’orlo della catastrofe”

Pubblicato il 12 novembre 2019 alle 17:47 in Asia Hong Kong

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La polizia di Hong Kong ha sparato gas lacrimogeni sulla folla riunitasi nel distretto finanziario centrale della città e in due campus universitari per tentare di reprimere le proteste che stanno portando la situazione sull’orlo della catastrofe. Gli scontri, che sono continuati anche nella giornata di martedì 12 novembre, sono i più violenti degli ultimi decenni nell’ex colonia britannica. Lunedì, un poliziotto aveva sparato a distanza ravvicinata contro un manifestante, rimasto gravemente ferito. Più tardi, in un incidente separato, un altro uomo era stato dato alle fiamme dopo un’accesa discussione con un gruppo di giovani, uno dei quali avrebbe lanciato della benzina contro l’anziano signore e acceso il fuoco con un accendino. Martedì, un flash mob di più di 1000 persone, la maggior parte in maschera, ha marciato nel distretto centrale bloccando le strade di uno dei quartieri più costosi e importanti della città.

Dopo che la folla si era sciolta, la polizia ha cominciato a sparare gas lacrimogeni contro i manifestanti rimasti sulla vecchia e stretta strada di Pedder Street. Più di una decina di arresti sono stati effettuati. “La nostra società è stata spinta sull’orlo di un crollo totale”, ha detto un portavoce della polizia riferendosi agli ultimi due giorni di proteste. L’uomo ha aggiunto che “rivoltosi mascherati” hanno commesso “atti insensati”, gettando spazzatura e altri detriti su binari della metropolitana e sulle linee elettriche paralizzando i trasporti. I manifestanti di Hong Kong protestano da giugno contro quelle che ritengono essere interferenze indebite di Pechino nelle libertà fondamentali della regione amministrativa speciale, garantite dalla formula “un Paese, due sistemi” sancita nel 1997 dopo la fine della dominazione britannica. Risposte inattese da parte della polizia hanno poi alimentato ulteriormente la rabbia. La Cina, da parte sua, nega le presunte intromissioni negli affari di Hong Kong e accusa le potenze occidentali, in primo luogo Gran Bretagna e Stati Uniti, di contribuire a peggiorare la situazione con i loro interventi.

Martedì, la polizia ha lanciato gas lacrimogeni anche all’Università di Kowloon Tong e all’Università cinese nei Nuovi Territori, dove i manifestanti hanno gettato bombe a benzina e mattoni contro gli agenti. Gli studenti, che indossavano elmetti protettivi e maschere antigas, hanno barricato le università dalla mattina, hanno invaso i campus, distrutto il centro commerciale di Festival Walk e lo hanno dato alle fiamme. Le strade erano ricoperte di detriti e incendi mentre la polizia si scontrava con i manifestanti. Diversi studenti sono rimasti feriti nelle violenze.

Più di 260 persone sono state arrestate lunedì, secondo quanto riferito dalla polizia, portando il numero totale dei detenuti a oltre 3.000 individui da giugno. Scuole e università hanno detto, martedì, che chiuderanno di nuovo.

Lunedì 11 novembre, gli Stati Uniti hanno condannato “l’uso ingiustificato della forza” a Hong Kong e hanno esortato sia la polizia sia i civili a ridurre le tensioni. Da Pechino, il ministro degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha esortato la Gran Bretagna e gli Stati Uniti a non intromettersi, dicendo: “Gli affari di Hong Kong sono puramente affari interni della Cina e non consentono interferenze straniere”. La Cina possiede un presidio di circa 12.000 truppe a Hong Kong che sono rimaste in caserma dal 1997, ma che, secondo quanto detto dalle autorità, sono pronte a distruggere ogni tentativo di indipendenza. Geng ha anche affermato che il governo cinese sostiene fermamente l’amministrazione della leader di Hong Kong, Carrie Lam, e l’operato della polizia.

Domenica 10 novembre, in un discorso televisivo, la Lam ha dichiarato che il governo “non risparmierà nessuno sforzo” nel porre fine alle proteste che durano ormai mesi. “La violenza ha superato di gran lunga l’appello alla democrazia e i manifestanti sono ora nemici del popolo”, ha detto la donna accendendo i toni del confronto. “Se c’è ancora qualche illusione che, intensificando la violenza, il governo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong cederà alla pressione per soddisfare le sue cosiddette richieste politiche, farò questa dichiarazione chiara e forte: non accadrà”, ha concluso

Venerdì 8 novembre, Chow Tsz-lok, uno studente universitario di 22 anni, è morto dopo essere caduto dal secondo al terzo piano di un parcheggio mentre i manifestanti venivano dispersi dalla polizia. Chow era stato ritrovato 4 giorni prima privo di senso e immerso in una pozza di sangue ed era stato trasportato in ospedale in gravi condizioni. I manifestanti hanno affermato che la presenza di gas lacrimogeno nell’aria, sparato per disperdere le proteste, avrebbe ritardato l’arrivo dei servizi medici di emergenza. La mattina di venerdì sono giunte notizie che hanno confermato la morte del ragazzo.

La situazione è decisamente tesa nella città semi-autonoma e caratterizzata da violenze. La Cina ha condannato i manifestanti, definendoli “mafiosi”, dopo che un legislatore filo-cinese dell’amministrazione di Hong Kong è stato assalito con un coltello. Il 6 novembre, un uomo armato si è avvicinato al legislatore, Junius Ho, mentre questo era impegnato nella campagna elettorale nel suo collegio, che si trova vicino al confine con la Cina. L’attacco è stato “non solo un grave atto criminale, ma anche una pura violenza elettorale”, ha dichiarato Xu Luying, portavoce dell’ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao del governo centrale cinese. Xu ha affermato che i manifestanti di Hong Kong intendono creare una situazione insostenibile “minacciando e intimidendo i loro candidati e i loro sostenitori”, al fine di “influenzare i risultati elettorali dei consigli distrettuali e realizzare il loro scopo di prendere il potere politico”.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.