Cile, parla Piñera: Riforme sì, populismo no

Pubblicato il 12 novembre 2019 alle 6:30 in America Latina Cile

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Il presidente del Cile, Sebastián Piñera, in una lunga intervista al quotidiano spagnolo El País ammette la necessità di costruire un sistema più giusto ed equo, con una riforma costituzionale o addirittura una nuova Costituzione, ma afferma che non cadrà “in la tentazione della demagogia e del populismo”.

Costretto a far fronte a una protesta sociale di proporzioni enormi e con momenti di grande violenza, il capo dello stato cileno riconosce che la società del paese andino deve “fare una profonda riflessione”. Non erano solo i politici, ma tutti gli attori, inclusi sindacati e associazioni imprenditoriali, a considerare il Cile una società modello, la più stabile e prospera dell’America Latina.

Piñera ha sottolineato che i motivi per rivendicare la stabilità e la prosperità del Cile rimangono validi. “In 30 anni siamo riusciti a recuperare la democrazia in modo esemplare, abbiamo raggiunto un processo di crescita e sviluppo che non avevamo mai conosciuto prima, moltiplicando il nostro reddito pro capite per cinque. Siamo passati dall’essere un paese nella media a condurre tutte le classifiche in America Latina. La povertà è stata ridotta da oltre il 60% a meno del 10%. Siamo anche riusciti a ridurre le disuguaglianze, meno di quanto volessimo, meno di quanto avessimo bisogno, ma tendevamo a una società più egualitaria. E ora abbiamo subito le tre settimane più violente e dirompenti che ricordo. A cosa obbedisce questo paradosso? Ho letto i principali analisti elaborare tutti i tipi di teorie molto contraddittorie tra loro” – ha dichiarato il capo dello Stato.

Il presidente ammette, tuttavia, che il malcontento era maggiore di quanto lui stesso e tutta la classe politica e gli attori sociali si aspettassero. “Una classe media ampia e fiorente è emersa dai tre decenni di progresso. Ciò che accade in Cile non è dovuto all’aumento di 30 pesos sul biglietto della metropolitana, ma è dovuto a una realtà che stava covando da 30 anni fa e che non risolveremo in 30 giorni. Non siamo riusciti a capire che c’era una volontà occulta da parte della cittadinanza di una società più giusta, più egualitaria, con più mobilità sociale, più pari opportunità, meno abusi. In queste settimane abbiamo visto scoppiare quel clamore e abbiamo anche visto un’ondata di violenza, di distruzione, causata da gruppi criminali organizzati”.

Il capo dello stato rigetta l’accusa di essere responsabile di violazioni dei diritti umani durante le proteste. “Ho fatto del mio meglio per proteggere i miei connazionali dalla violenza. Se non l’avessi fatto e avessi continuato a  farbruciare, non solo le stazioni della metropolitana, ma gli ospedali o gli aeroporti, avrei violato il mio dovere. Posso garantire che abbiamo preso tutte le misure e precauzioni per garantire il rispetto dei diritti umani. Ora, che queste settimane di violenza possono esserci stati degli abusi è ovvio. E dovranno essere indagati e giudicati”.

Piñera riconosce che l’alto costo della vita e l’indebitamento di molte famiglie sono la causa di un malessere diffuso e che è necessario procedere con riforme, anche profonde, per garantire più equità senza rinunciare alla crescita economica. “Abbiamo lanciato un’agenda sociale che include molte delle richieste dei cileni: aumentare le pensioni e garantire un reddito minimo, ridurre i prezzi dei servizi di base come elettricità, trasporti pubblici e pedaggi stradali. Abbiamo stabilito anche tasse più alte per i settori a più alto reddito per finanziare questa agenda sociale”. Il capo dello stato apre a una riforma della Costituzione o anche a una nuova Costituzione, ma ricorda che è il parlamento ad avere poteri costituenti. Piñera ha convocato una riunione dei gruppi parlamentari della sua coalizione Chile Vamos, con imprenditori e altri attori sociali, per discutere di una possibile riforma costituzionale.

Tuttavia, prosegue Piñera, il Cile non cadrà nel populismo: “Credo in un’economia libera, aperta, di mercato e competitiva. Credo anche nel forte impegno dello Stato a combattere la povertà e offrire maggiori pari opportunità. L’altro modello è quello bolivariano, che ha portato in tutti i paesi in cui sono state applicate le sue ricette sofferenza, frustrazione, perdita di libertà, stagnazione”. 

Interrogato su possibili interventi stranieri nelle proteste, come insinuato da alcuni media che affermano che il Venezuela e Cuba hanno finanziato i settori più radicali e violenti, Piñera ha risposto: “Non escludo nulla, ma sono il presidente del Cile, devo essere prudente”.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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