Bosnia: 260 cittadini rimpatriati dalla Turchia, sono ex militanti ISIS

Pubblicato il 12 novembre 2019 alle 10:37 in Balcani Turchia

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Il ministro della Sicurezza della Bosnia ed Erzegovina, Dragan Mektic, ha dichiarato che la Turchia invierà a Sarajevo 260 cittadini bosniaci, tra cui ex militanti dello Stato Islamico.

È quanto si apprende dall’agenzia stampa della Cina, Xinhua, la quale ha riportato le parole del ministro, pronunciate in occasione di una conferenza stampa trasmessa televisivamente. Nello specifico, Mektic ha dichiarato che, secondo le stime, dei 260 cittadini, 100 sono uomini, ex combattenti dell’ISIS, mentre 160 sono donne, alcune delle quali facevano parte dello Stato Islamico.

Stando a quanto spiegato dal ministro Mektic, la Bosnia è stata obbligata ad accettare i suoi cittadini, ma in ogni caso chi è stato responsabile di atti terroristici sarà soggetto a indagini e verrà sottoposto a condanne. Il rimpatrio, assicura Mektic, riguarderà soltanto chi è già in possesso della cittadinanza bosniaca. In ultimo, nel condurre gli accertamenti a riguardo, Sarajevo provvederà ad effettuare il test del DNA.

L’annuncio del ministro bosniaco giunge a pochi giorni di distanza dalle dichiarazioni del ministro dell’Interno turco, Suleyman Soylu, il quale aveva dichiarato, lo scorso 4 novembre, che la Turchia si sarebbe occupata del rientro dei foreign fighters dell’ISIS nei propri Paesi di origine, anche in caso di revoca della cittadinanza.

Stando a quanto riportato da Xinhua, non è stato chiaro sin da subito il numero di foireign fighters che la Turchia rimpatrierà, ma secondo quanto dichiarato dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, Ankara ospita circa 1.200 ex militanti dell’ISIS nelle proprie carceri. Secondo i dati annunciati, inoltre, nel corso dell’operazione “Fonte di pace”, Ankara ha altresì catturato circa 287 jihadisti in Siria.

Il New York Times riporta che la Bosnia ha introdotto pene detentive che prevedono fino a 10 anni di carcere per i propri cittadini che hanno combattuto all’estero o che hanno contribuito al reclutamento di altri. Secondo quanto specificato dal ministro, tali pene saranno inflitte anche a donne che hanno cucinato o anche soltanto fatto le pulizie per lo Stato Islamico. Tali donne, ha dichiarato Mektic, saranno trattate al pari degli altri combattenti, ovvero come “membri attivi”.

Lo scorso mese, la Bosnia avrebbe dovuto ricevere già 9 ex combattenti e un bambino di 9 anni, ormai rimasto orfano, ma il ritorno di tali individui era stato ritardato a causa del ritorno delle operazioni di guerra nel teatro siriano.

Il rientro dei combattenti in Bosnia richiama anche quanto avvenuto la scorsa settimana, quando, lo scorso 8 novembre, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva definito Sarajevo “una bomba ad orologeria” per via del rientro dei jihadisti.

Di fronte alle accuse di Macron, il portavoce della comunità islamica della Bosnia, Muhamed Jusic, aveva dichiarato di ritenere “scandalose” le parole del presidente francese, accusato da Jusic di voler gettare fango sulla Bosnia per giustificare la sua scelta di ostacolare l’ingresso in UE dei Paesi della regione balcanica, caratterizzati da un’ampia presenza di cittadini musulmani.

In merito ai foreign fighters, inoltre, Jusic aveva dichiarato che se da un lato la Francia ha visto circa 1.900 cittadini partire per la Siria e l’Iraq, sono circa 300 i foreign fighters che hanno abbandonato la Bosnia. In aggiunta, secondo quanto commentato dal portavoce della comunità islamica bosniaca, la Francia ha circa il doppio dei foreign fighters del resto dei Paesi dell’Europa occidentale.

In tale contesto, specie dopo l’annuncio di Parigi del rimpatrio di 450 jihadisti, Jusic aveva dichiarato di non capire il motivo per cui l’Europa debba temere il rientro dei foreign fighters bosniaci in misura maggiore rispetto al rimpatrio dei militanti jihadisti francesi.

Secondo le stime riportate da Al Jazeera English, fino al 2015 erano circa 5.000 i foreign fighters che avevano lasciato l’Europa per recarsi in Siria e in Iraq e, dei Paesi di origine, la Francia era il primo “esportatore di jihadisti”.

Per quanto riguarda la Bosnia, l’intelligence di Sarajevo rivela che, dal 2012 al 2016, circa 241 adulti e 80 bambini hanno lasciato il loro Paese per recarsi in Siria e in Iraq, dove si stima che siano nati in tale lasso di tempo oltre 150 bambini. Del totale dei combattenti bosniaci che si sono uniti all’ISIS, l’intelligence bosniaca stima che circa 100 adulti, di cui circa la metà sono donne, si trovano ancora nelle zone di conflitto, mentre almeno 88 sono ritenuti morti.

Nel 2014, inoltre, la Bosnia è stato il primo Paese europeo a introdurre pene detentive fino a 10 anni per i propri cittadini che avevano abbandonato il Paese per recarsi in zone di conflitto o che avevano reclutato foreign fighters. Da quel momento, riporta Al Jazeera English, i combattenti dello Stato islamico che sono rientrati in Bosnia sono stati tutti sottoposti a processo e, per la maggior parte dei casi, condannati alla reclusione.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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