Balcani: il Kosovo dice no alla libera circolazione

Pubblicato il 12 novembre 2019 alle 6:40 in Balcani Kosovo

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Il Kosovo ha rivelato di essere contrario all’adozione di un modello simil-Schengen per i Balcani Occidentali.

È quando emerso in occasione di un summit regionale tenuto a Ohrid, in Macedonia del Nord, nel corso del quale il premier di Skopje, Zoran Zaev, insieme all’omologo albanese, Edi Rama, e serbo, Aleksandar Vucic, con il presidente del Consiglio dei ministri della Bosnia, Denis Zvizdic, hanno firmato una dichiarazione congiunta con la quale hanno annunciato di impegnarsi a cooperare ed eliminare le barriere alla libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali.

Diversamente dai vertici di Macedonia del Nord, Albania, Serbia e Bosnia, il presidente del Kosovo, Hashim Thaci, ha dichiarato di non aver intenzione di partecipare a un simile modello in virtù di 3 ragioni principali. La prima dipende dal fatto che la Serbia abbia “volontariamente ignorato” Pristina nel corso del primo incontro dell’iniziativa. La seconda ragione è che l’obiettivo del Kosovo rimane esclusivamente l’ingresso nell’UE e nella NATO, quindi in nessun’altra iniziativa regionale. In terzo luogo, ha commentato Thaci, l’iniziativa è “priva di significato” se si considera che né la Serbia, né la Bosnia, riconoscono ufficialmente il Kosovo come Stato indipendente.

Successivamente, sul suo profilo Facebook, come evidenziato dall’agenzia stampa kosovara, RTK, Thaci ha dichiarato che il Kosovo ribadisce il suo impegno per eliminale le barriere alla libera circolazione di persone e merci e di voler sviluppare relazioni amichevoli, ma rimane invariata la posizione dello Stato in merito all’adesione a tale iniziativa regionale, composta da membri che non riconoscono l’indipendenza del Kosovo.

Anche il leader del Partito democratico del Kosovo (LDK), Isa Mustafa, ha dichiarato di essere contrario a tale iniziativa, considerata simile alla “creazione di una nuova Jugoslavia, con l’Albania, ma senza la Croazia e la Slovenia”.

Da parte sua, il premier albanese ha criticato il Kosovo per la sua decisione, dichiarando altresì che il fatto che la Serbia o la Bosnia non riconoscano il Kosovo non ha fatto sì in passato che Pristina non prendesse parte ad altre iniziative regionali, nè ha impedito la firma di accordi con i rappresentanti europei.

Per tale ragione, ha commentato Rama, “non vi è ragione” per l’auto-esclusione del Kosovo. Escludersi da soli “non porterà a niente di buono”, soprattutto in virtù dello stallo del dialogo con la Serbia dopo l’imposizione di dazi.

Anche il presidente della Serbia ha criticato le parole del leader dell’LDK, dichiarando che l’iniziativa regionale intende incoraggiare la cooperazione tra gli Stati balcanici e garantire che i cittadini dei Paesi dei Balcani occidentali conducano una vita migliore.

Il processo di dialogo tra Kosovo e Serbia è in stallo da circa un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.  Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. Il Kosovo aveva bisogno dei due terzi dei consensi a sostegno del suo ingresso, ma solo 68 Paesi avevano votato in suo favore, 51 si erano opposti e 16 si erano astenuti. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol.

A destabilizzare la regione concorre anche quanto avvenuto lo scorso 18 ottobre, giorno in cui Parigi aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. Nello specifico, l’ingresso della Macedonia del Nord era stato votato positivamente da tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Da parte sua, Parigi aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione. In particolare, secondo Parigi, l’UE deve concentrarsi su quattro sfide: l’uscita del Regno Unito, la Cina, la Russia e il fenomeno migratorio. Tale decisione ha causato lo scontento della regione, la quale teme l’avvicinamento di Russia e Cina, intenzionate a proporsi quale alternativa a Bruxelles.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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