Tunisia: Ennahda presenta il proprio candidato

Pubblicato il 11 novembre 2019 alle 9:37 in Africa Tunisia

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Ennahda, partito tunisino di centro-destra, auto-definitosi “islamico” e “democratico”, ha indicato Rached Ghannouchi come candidato alla presidenza del Parlamento.

Ghannouchi è co-fondatore del partito stesso, nonché suo “leader intellettuale”. La dichiarazione è giunta domenica 10 novembre, durante una conferenza stampa tenuta dal presidente del Consiglio della Shura del partito, un organo consultivo, Abdelkarim Harouni. Quest’ultimo ha sottolineato che il proprio movimento si impegnerà a formare un governo guidato da Ennahda ma si è detto altresì pronto a negoziare circa il premier da nominare e il programma da presentare alla Tunisia.

Ennahda, considerato negli ultimi anni il maggiore partito politico tunisino, nonché quello che tuttora gode di più ampia popolarità a livello nazionale, si è trovato all’interno di numerose coalizioni di governo a partire dalla rivoluzione che, nel 2011, ha portato la democrazia nel Paese. Tuttavia, nessuna è riuscita a rispondere alle esigenze dei tunisini che hanno continuato a chiedere migliori servizi e condizioni di vita.

Il 6 ottobre scorso, il partito è risultato il principale vincitore alle elezioni parlamentari e, pertanto, si era proposto di presentare un proprio membro come primo ministro, in modo da rispettare quanto decretato dalle ultime elezioni. Tuttavia, Ennahda ha ottenuto solo 52 dei 217 seggi complessivi e, considerando altresì le disparità interne al Parlamento, formare un nuovo esecutivo per la Tunisia non risulta essere una missione semplice. Se Ennahda non riuscirà a formare un governo in due mesi, il presidente neoeletto, Kaïs Saïed, potrà trasferire il mandato ad un altro partito e se la fase di stasi perseguirà, verranno indette nuove elezioni.

Secondo quanto affermato da Harouni il 10 novembre, il futuro premier verrà nominato previa consultazione con le altre parti, sebbene non sembra vi siano altre alternative a Ghannouchi. Il capo del Consiglio della Shura ha affermato che il movimento si rifiuta di basare il prossimo governo su quote, sottolineando che è priorità del parlamento raggiungere il consenso e prendere le decisioni relative alla governance del Paese. Inoltre, Harouni ha evidenziato che la presidenza del parlamento, una volta eletta, si adopererà per mettere in atto le norme e le legislazioni di riforma di cui necessita il Paese.

Il programma presentato da Ennahda si basa sulla lotta alla corruzione e alla povertà, sul miglioramento e rafforzamento della sicurezza del Paese, sullo sviluppo dell’istruzione e dei settori pubblici e sull’aumento di investimenti. Il partito dovrà allearsi con altri cinque o sei partiti per ottenere una maggioranza che gli consenta di formare un nuovo governo.   

Tuttavia, Ennahda continua a incontrare l’opposizione di diversi partiti, tra cui la coalizione formata da Attayar, ovvero Corrente Democratica, che gode di 22 seggi, Achaab’s Movement, con 16 seggi e il partito Tahya Tounes, guidato dall’ex premier Youssef Chahed, che ha ottenuto 14 seggi. La coalizione conservativa di Karama ha, invece, avallato la proposta di Ennahda.

Il Parlamento in Tunisia esercita il potere legislativo. Prima della riforma costituzionale del 1º giugno 2002, il parlamento era monocamerale. Successivamente, è diventato bicamerale, portando alla formazione della Camera dei deputati da un lato, altresì nota come camera bassa, e la Camera dei Consiglieri o camera alta dall’altro lato. La prima è composta da 217 seggi. I deputati membri vengono eletti dal popolo e rimangono in carica per un periodo di cinque anni. Almeno il 25% dei seggi deve essere riservato ai parlamentari appartenenti ai gruppi di opposizione mentre oltre il 27% dei deputati tunisini sono donne. La camera alta è, invece, composta da 112 membri, tra cui compaiono rappresentanti dei governatorati, rappresentanti delle organizzazioni professionali e delle figure nazionali. 41 consiglieri sono nominati direttamente dal capo dello Stato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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