Spagna: Sánchez senza maggioranza, Vox terzo partito

Pubblicato il 11 novembre 2019 alle 9:24 in Europa Spagna

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Il Partito socialista (PSOE) del premier spagnolo Pedro Sánchez è arrivato in testa in occasione della ripetizione elettorale del 10 novembre, la quarta volta che gli spagnoli sono stati chiamati alle urne negli ultimi quattro anni, sei mesi dopo il voto del 28 aprile, a seguito del quale non fu possibile formare un governo.

Il parlamento che esce dalle urne è, tuttavia, ancora più diviso di quello precedente e la formazione di un governo rimane un rebusCon 16 partiti che ottengono rappresentanza parlamentare il Congresso è il più frammentato della storia della democrazia spagnola, né le formazioni di destra né quelle di sinistra possono contare sulla maggioranza assoluta.

I socialisti hanno ottenuto il 28% e 120 seggi, tre in meno rispetto al voto di aprile. È il peggior risultato nella storia della Spagna democratica per il partito che vince le elezioni. “Vogliamo formare un governo stabile e fare politica per il bene degli spagnoli” – ha dichiarato Sánchez dopo il voto, lanciando un appello a tutti i partiti per “sbloccare la situazione politica” affermando che il PSOE “negozierà con generosità” pur ricordando che la guida del governo “progressista” spetta al Partito Socialista.

Recupera, dopo la sconfitta di aprile, il Partito Popolare, salendo dal 16% al 21% e passando da 66 a 88 seggi. “Sánchez ha perso il suo referendum” – ha affermato il leader Pablo Casado che ha lanciato un appello al Partito Socialista affinché non sia “succube degli interessi personali di Pedro Sánchez”. Tuttavia il leader popolare si è detto “in attesa” di sapere cosa decide il premier, i cui progetti sono “incompatibili” con le politiche del PP, ma lasciando intendere che, a determinate condizioni, potrebbe favorire la governabilità.

Grande vincitore delle elezioni è la destra radicale di Vox, che, conquistando 3,5 milioni di voti, passa dal 10% al 14% e da 24 a 52 seggi e diventa così terza forza al Congresso di Madrid. Il leader del partito, Santiago Abascal, ha affermato che il parlamento “oggi rappresenta per davvero cosa pensa il popolo spagnolo” e ha attaccato il governo “in ribellione” della Catalogna. Vox ha ottenuto i migliori risultati nel sud del paese, risultando il secondo partito in Andalusia, conquistando l’unico deputato dell’enclave nordafricana di Ceuta e vincendo per la prima volta le elezioni in una Comunità autonoma: la Regione di Murcia.

Quarta forza politica è la sinistra radicale di Unidas Podemos, che perde due punti percentuali e 7 seggi rispetto ad aprile, fermandosi al 12% e 35 deputati. Il leader Pablo Iglesias ha accusato Sánchez di non aver voluto formare un governo di coalizione, contribuendo così al rafforzamento dell’estrema destra. Más País, la formazione guidata dal leader dissidente madrileno di Podemos Íñigo Errejón, nata per facilitare il patto di sinistra, entra in parlamento con 3 deputati. Errejón ha affermato che “le elezioni non avrebbero dovuto aver luogo” e che l’auge di Vox è la conseguenza della “irresponsabilità politica” di PSOE e UP, che non sono riusciti a formare il governo dopo il voto di aprile. Entrambi i leader di sinistra hanno chiesto ai socialisti un governo di coalizione.

Crollano i liberali di Ciudadanos. Terzi con ad aprile con il 15,6% e 57 seggi, perdono oltre la metà dei voti e 47 seggi. La formazione guidata da Albert Rivera ottiene il 6,7% e 10 seggi. Rivera ha assunto la responsabilità del pessimo risultato elettorale ed ha affermato che convocherà la direzione del partito e un congresso affinché i militanti decidano sul futuro suo personale e del partito.

Si rafforza l’indipendentismo catalano, che passa dal 39% al 42% nella regione. Sinistra Repubblicana di Catalogna, con 13 seggi (due in meno che ad aprile) è il partito più votato della Comunità autonoma. Junts per Catalunya, la formazione del presidente catalano Torra, guadagna un seggio e sale a 8. Entra per la prima volta in parlamento con 2 seggi la Candidatura di Unità Proletaria (CUP), l’estrema sinistra indipendentista, che correva con lo slogan “ingovernabili”. Globalmente le forze nazionaliste catalane aumentano di 3 punti percentuali e un seggio. Il presidente Torra, in un tweet, ha affermato che la Spagna  “senza ascoltare la Catalogna” è ingovernabile.

Si rafforzano anche le formazioni basche. Il Partito Nazionalista Basco (PNV) sale da 6 a 7 seggi, l’estrema sinistra indipendentista, EH Bildu, sale da 4 a 5 seggi. Per il PNV è il miglior risultato degli ultimi 15 anni, per Bildu il migliore di sempre nella storia delle formazioni di sinistra indipendentista basca.

Tornano in parlamento dopo 4 anni i nazionalisti galleghi del Bloque Nacionalista Galego, che conquistano un seggio in provincia di La Coruña.

Conservano due seggi i nazionalisti moderati delle Isole Canarie di Coalición Canaria. Due seggi anche per Navarra Suma, la formazione regionalista di centro-destra della Navarra, che riunisce Partito Popolare, Ciudadanos e Unión del Pueblo Navarro. Conserva il suo unico deputato il Partito Regionalista della Cantabria.

Entra per la prima volta in parlamento, con un deputato, la formazione localista Teruel Existe, che rivendica i diritti dell’omonima provincia aragonese, tra quelle che soffrono il maggior spopolamento nel paese, la cosiddetta “Spagna svuotata”.

Sánchez perde anche la maggioranza assoluta di cui godeva al Senato. I socialisti conquistano 92 seggi su 208, perdendone 29 rispetto ad aprile, rimonta il PP, che passa da 56 a 84 seggi. Undici senatori vanno a Sinistra Repubblicana di Catalogna, 9 al Partito Nazionalista Basco, 3 a Navarra Suma e a Junts per Catalunya, due a Teruel Existe e Vox, uno pro capite a Eh Bildu e Associazione Socialista di La Gomera. Ciudadanos perde tutti i suoi senatori ma potrebbe rimanere nella camera alta grazie al risultato di Navarra Suma.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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