Rep. Dem. del Congo: dopo 2 mesi al comando, ucciso nuovo leader dei ribelli Hutu

Pubblicato il 11 novembre 2019 alle 17:36 in Rep. Dem. del Congo Ruanda

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Le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo hanno eliminato anche il nuovo leader dei ribelli Hutu, Musabimana Juvenal, e 4 delle sue guardie del corpo in un’operazione contro uno dei principali avamposti del gruppo nella provincia di Nord Kivu, nell’Est del Paese. “I soldati hanno ucciso il capo dei ribelli Hutu, Musabimana Juvenal, alias generale Jean-Michel Africa, in seguito a un intenso scontro avvenuto sabato a Rutshuru, nella provincia del Nord Kivu”, si legge in una dichiarazione dell’esercito congolese pubblicata dall’agenzia di stampa Agence France Presse. “Le operazioni rimangono ancora in corso intorno all’area di Rutshuru per spazzare via gruppi armati locali e stranieri”, ha chiarito il maggiore Guillaume Ndjike Kaiko, portavoce militare della regione. Solo 2 mesi fa, il 19 settembre, l’esercito congolese aveva ucciso il leader precedente, Sylvestre Mudacumura, capo delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) fin dalla loro fondazione, nel 2000. Juvenal era stato di conseguenza nominato nuovo leader del gruppo e, a inizio ottobre, era stato ritenuto responsabile di un attacco nel Nord del Ruanda che aveva portato alla morte di 5 persone.

Le forze della Repubblica Democratica del Congo hanno altresì reso noto, sabato 9 novembre, di aver finora ucciso 25 ribelli islamisti dall’inizio dell’offensiva lanciata lo scorso ottobre nella regione orientale del Paese. A fronte dei 25 militanti neutralizzati, 7 soldati delle forze governative sono morti nella medesima campagna militare, lanciata il 30 ottobre 2019 e volta a combattere le milizie delle Allied Democratic Forces (ADF). A renderlo noto è stato il generale a capo dell’operazione, Jacques Nduru. Egli ha affermato che l’esercito ha anche assunto il controllo di 4 delle principali postazioni del gruppo ribelle, poste intorno alla città orientale di Beni, nella provincia di Nord Kivu. 

Le ADF, originariamente un gruppo ribelle ugandese di ispirazione islamista, sono operative lungo il confine tra la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda da oltre due decenni. Si tratta di una delle numerose fazioni armate attive nell’est del Congo a partire dalla fine della guerra, protrattasi nel Paese dal 1998 al 2003. Le FDLR, invece, si erano formate nella Repubblica Democratica del Congo dopo il genocidio dei Tutsi compiuto nel vicino Ruanda nel 1994.

Le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda sono state fonte di attrito anche tra Uganda e Ruanda. A marzo, Kigali aveva accusato Kampala di sostenere le FDLR e un altro gruppo ribelle con base nella Repubblica Democratica del Congo, il Congresso Nazionale del Ruanda (RNC). L’Uganda, tuttavia, ha negato con forza le accuse e il 23 agosto è stata firmata la pace tra i due Paesi dopo mesi di tensione.

Il Ruanda è un piccolo Paese dell’Africa centro-orientale, dove innumerevoli conflitti si sono verificati nel corso degli anni tra la tribù degli Hutu, che rappresenta la maggioranza della popolazione, e quella dei Tutsi. Un grave scontro etnico è esploso tra le due nel 1959, quando i belgi cedettero il controllo del Paese alla maggioranza Hutu. Da quel momento cominciò un lungo periodo di segregazione e massacri nei confronti dei Tutsi e degli Hutu moderati. Centinaia di loro furono costretti all’esilio. Tra l’aprile e il luglio 1994 uno dei più feroci genocidi del Novecento fu compiuto nel Paese. 800.000 persone, tra Tutsi e Hutu moderati, e circa un milione di cristiani furono massacrati. Ad oggi il Ruanda sta lottando per ricostruire la sua economia, incentrata sulle esportazioni di caffè e tè. Il 6 novembre 2017, la Banca Mondiale ha riconosciuto i “notevoli successi in termini di crescita” che hanno aiutato a ridurre la povertà e la disuguaglianza in Ruanda.

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Chiara Gentili

di Redazione

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