Libano: le proteste della “domenica della determinazione”

Pubblicato il 11 novembre 2019 alle 10:44 in Libano Medio Oriente

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Per il 25esimo giorno consecutivo, studenti, insegnanti, madri e professionisti si sono uniti in migliaia per le strade del Libano, domenica 10 novembre, per quella che è stata definita la “domenica della determinazione”.

Nonostante il pacchetto di riforme di emergenza precedentemente presentato dal governo, la popolazione libanese è scesa in piazza, continuando a protestare contro la classe politica al potere. Le madri chiedono il diritto di conferire la loro nazionalità ai propri figli. Gli studenti desiderano un futuro migliore. Il denominatore comune continua ad essere la richiesta di elezioni anticipate e di un nuovo governo in tempi brevi, in grado di mettere in atto le riforme necessarie a sanare la perdurante crisi economica, aggravatasi negli ultimi tempi. A seguito delle dimissioni del primo ministro, Saad Hariri, il 29 ottobre, le consultazioni non sono state ancora avviate e ciò ha alimentato ulteriormente la rabbia della popolazione libanese.

Secondo quanto rivelato da un corrispondente di al-Jazeera, centinaia di persone si sono radunate, nella mattinata di domenica 10 novembre, sul lungomare della capitale Beirut per denunciare quella che considerano una violazione di proprietà marittime. Anche a Tripoli, nel Nord del Libano, diversi studenti hanno organizzato sit-in davanti alle abitazioni dei politici. La mobilitazione popolare si è poi intensificata in serata, sia a Beirut sia a Tripoli, così come in altre aree del Paese.

A detta di al-Jazeera, la crisi economica in Libano continua a far sentire i propri effetti a discapito dei cittadini. In particolare, non è più consentito loro prelevare dagli sportelli ATM denaro in dollari statunitensi, moneta richiesta per effettuare determinati pagamenti. In previsione di un ulteriore peggioramento, la popolazione sembra essere interessata da un’ondata di panico che ha spinto numerosi cittadini a riversarsi nei negozi di alimentari per acquistare riserve. Non da ultimo, le stazioni di rifornimento di carburante hanno messo in guardia dalla fine delle scorte di benzina, mentre dagli ospedali è stato affermato che l’attuale scorta di medicinali e forniture mediche è sufficiente per un solo mese. Questa problematica deriva dalle misure adottate dalle banche libanesi per limitare la vendita del dollaro, necessario per l’acquisto delle materie importate, tra cui medicinali e idrocarburi.

Il tasso di cambio del dollaro sul mercato nero è salito a 1800 lire libanesi rispetto al tasso ufficiale, che non supera le 1507 sterline. Inoltre, a causa dell’attuale situazione, è stato registrato un aumento dei prezzi delle verdure del 25% mentre i prezzi della carne sono aumentati del 7%. I salari sono diminuiti del 25% mentre il potere di acquisto del 35-40%. Dal canto suo, il presidente libanese, Michel Aoun, nella giornata del 9 novembre, ha incontrato rappresentanti dei Ministeri dell’Economia e delle Finanze, oltre al governatore della Banca centrale e al capo dell’associazione delle banche del Paese. A termine dell’incontro, è stata rilasciata una dichiarazione in cui la popolazione è stata invitata a rimanere calma, in quanto i loro depositi bancari rimarranno al sicuro. Il 6 novembre scorso, la Banca mondiale ha, invece, esortato Beirut a formare un nuovo governo nel minor tempo possibile, per evitare che la crisi economica peggiori ulteriormente.

L’ondata di mobilitazione popolare ha avuto inizio il 17 ottobre scorso. La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, relativa all’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico. I manifestanti libanesi richiedono le dimissioni dell’attuale governo e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. I piani presentati da Hariri includevano una riduzione del 50% degli stipendi degli attuali e degli ex funzionari e 3.3 miliardi di dollari in contributi alle banche per raggiungere un “deficit quasi zero” per il bilancio 2020.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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