L’Europa annuncia misure contro la Turchia

Pubblicato il 11 novembre 2019 alle 20:20 in Europa Turchia

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Il Consiglio europeo ha annunciato di aver adottato misure restrittive contro la Turchia a condanna delle attività “illegali” di trivellazione nel Mediterraneo orientale.

È quanto ufficializzato, lunedì 11 novembre, dal Consiglio Europeo, riunitosi a Bruxelles in occasione del vertice dei ministri degli Affari Esteri.

Secondo quanto dichiarato dall’istituzione Europea, la Turchia ha condotto attività di trivellazione non autorizzate nel Mediterraneo orientale, motivo per cui l’UE ha deciso di adottare un quadro per sanzionare gli individui o i soggetti giuridici responsabili, o coinvolti, nelle attività “illegali” di trivellazione in cerca di idrocarburi.

Tali accuse fanno riferimento alle trivellazioni che la Turchia conduce a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale, dallo scorso 3 maggio. Tali trivellazioni risultano tuttora in corso, con la nave Fatih a largo delle coste di Pafo, ad Ovest dell’isola, e la Yavuz, nei pressi della costa sudoccidentale dell’isola. Tali aree risultano al centro di una disputa territoriale tra Cipro e la Turchia che, da parte sua, ha più volte dichiarato di agire all’interno della propria area di competenza.

In virtù di tale condotta, l’Europa ha annunciato il divieto di viaggio nell’UE e il congelamento dei beni per coloro che sono responsabili, o coinvolti, nelle attività di trivellazione illecite. Tale decisione, ha rivelato l’Unione Europea, fa seguito alla dichiarazione dello scorso 14 ottobre, quando il Consiglio europeo aveva espresso piena solidarietà a Cipro, la quale lamenta una violazione della propria sovranità territoriale.

Nello specifico, lo scorso 8 ottobre, il presidente cipriota, Nicos Anastasiades, in occasione di un vertice tripartito con Grecia e Egitto, aveva ribadito la posizione dell’isola, affermando che “la Turchia ha realizzato azioni inaccettabili” e che in risposta Cipro avrebbe adottato misure diplomatiche finalizzate a porre fine agli attacchi Turchi. Al termine del vertice, tale posizione è stata condivisa dagli altri 2 Paesi coinvolti, i quali avevano rilasciato una dichiarazione congiunta con la quale hanno chiesto alla Turchia di “porre fine alle proprie azioni provocatorie” nel Mediterraneo occidentale, incluse le esplorazioni degli idrocarburi nelle acque territoriali cipriote, le quali rappresentano una “violazione del diritto internazionale”, facendo riferimento al ritorno della Yavuz nelle acque al centro di una disputa territoriale con Cipro.

La Yavuz è stata la seconda nave inviata da Ankara per condurre operazioni di trivellazione nelle acque circostanti l’isola di Cipro, ricche di gas naturale, risorsa che Nicosia già vende a Egitto e Israele. Le prime trivellazioni erano partite lo scorso 3 maggio, e risultano tuttora in corso, con la nave Fatih a largo delle coste di Pafo, ad Ovest dell’isola, all’interno di un’area la cui competenza territoriale è stata reclamata dalle autorità cipriote, mentre la Turchia aveva dichiarato di agire all’interno della propria area di competenza.

Nello specifico, la Turchia aveva affermato che le aree della zona marittima al largo di Cipro dove si verificavano le operazioni di trivellazione rientravano nella piena giurisdizione turca o dei turco-ciprioti, i quali hanno il proprio Stato separatista nel Nord dell’isola e sono riconosciuti solo dalla Turchia.

La disputa energetica tra il governo greco-cipriota e la Turchia si inserisce nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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