Iraq: aumentano morti e feriti, gli USA incoraggiano il nuovo governo

Pubblicato il 11 novembre 2019 alle 12:14 in Iraq USA e Canada

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L’Iraq continua ad essere interessato da una forte ondata di proteste e, con essa, il numero di morti e feriti è in aumento, soprattutto a Baghdad e Kerbala. Gli Stati Uniti hanno esortato il governo iracheno a riformare il sistema elettorale per indire elezioni anticipate e formare un nuovo esecutivo nel breve periodo.

Inoltre, le autorità irachene e le forze di sicurezza sono state invitate a porre fine alle azioni violente volte a reprimere i manifestanti, e che hanno causato, dal 1° ottobre, circa 319 morti e 12mila feriti. Le operazioni di repressione messe in atto dalle forze dell’ordine hanno visto l’impiego di gas lacrimogeni e proiettili vivi.

In una dichiarazione della Casa Bianca, pubblicata dall’ambasciata statunitense a Baghdad nella giornata di lunedì 11 novembre, gli Stati Uniti si sono detti profondamente preoccupati per i continui attacchi contro manifestanti, attivisti civili e media, nonché per le restrizioni imposte per l’accesso alla rete internet. Pertanto, è necessario che il presidente iracheno, Barham Salih, mantenga le promesse fatte circa le riforme elettorali e le elezioni anticipate, per poi presentare un nuovo governo.

Solo nella giornata di domenica 10 novembre, 3 manifestanti sono stati uccisi nel Sud del Paese, mentre decine di manifestanti sono stati feriti a causa degli spari delle forze dell’ordine nella capitale. L’organizzazione Amnesty International ha messo in guardia da un “bagno di sangue”. Fonti mediche hanno poi riferito che le proteste sono continuate fino alle 3:00 del mattino anche a Nassiriya, dove sono 4 le persone morte e almeno 150 i feriti, 30 dei quali in condizioni critiche.

In tale quadro, le tre presidenze, della repubblica, del parlamento e del governo, hanno dichiarato che le autorità si stanno adoperando per emanare una nuova legge elettorale che garantisca giustizia nella competizione elettorale e ponga fine a ciò che è stato definito “monopolio partitico”. La dichiarazione è giunta dopo un incontro svoltosi il 10 novembre e che ha visto incontrarsi il presidente Salih con il primo ministro, Adel Abdul-Mahdi, con il presidente della Camera dei rappresentanti, Mohamed al- Halbousi, e con il presidente del Consiglio giudiziario supremo, Faiq Zaidan.

Nella dichiarazione è stato affermato che l’ondata di manifestazioni mira a fare forte pressione sulle forze e sui partiti politici, oltre che sul governo, per far sì che questi accettino di apportare dei cambiamenti positivi, in particolare in ambito ministeriale. È stato altresì evidenziato che le autorità esecutive e giudiziarie hanno avviato i processi volti a perseguire gli imputati in casi di corruzione ed è stato riferito che verrà intrapreso, nel breve periodo, un dialogo nazionale per revisionare il sistema di governance e la costituzione, in conformità con i quadri costituzionali e legali.

L’ondata di violente manifestazioni è ripresa a partire dal 25 ottobre scorso, dopo circa due settimane di tregua. Le proteste hanno avuto inizio il 1° ottobre e hanno interessato sia la capitale Baghdad sia altre città del Sud del Paese, tra cui Najaf, Bassora, Nasiriyah e Al-Diwaniyah. I due cicli di proteste hanno causato la morte di almeno 269 manifestanti, secondo fonti mediche.

Si tratta della maggiore ondata di fermento popolare contro il governo del premier Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma ha rappresentato una continuazione di quanto accaduto alcune settimane prima, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro. I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la corruzione e la disoccupazione, in particolare giovanile. Inoltre, già nel corso delle ultime manifestazioni, i cittadini avevano cominciato a chiedere anche le dimissioni del primo ministro.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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