Hong Kong: nuova giornata di scontri, poliziotto spara contro un manifestante

Pubblicato il 11 novembre 2019 alle 16:58 in Asia Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha aperto il fuoco contro i manifestanti ferendone uno durante uno scontro ripreso in diretta live su Facebook lunedì 11 novembre. Il video mostra un agente che, in prossimità di un incrocio stradale nel distretto orientale di Sai Wan Ho, estrae la sua arma e, mentre tiene tra le braccia un ragazzo mascherato, la punta contro un altro manifestante accorso sulla scena. A quel punto, il giovane, in piedi davanti all’ufficiale, viene colpito da uno sparo all’altezza del petto, si accascia a terra e si stringe sul fianco sinistro. Più tardi, dall’ospedale viene comunicato che il ragazzo versa in condizioni critiche.

Poco dopo il primo colpo, vengono uditi altri due spari e un altro manifestante mascherato viene visto cadere a terra. Dal video, tuttavia, non si capisce bene in che punto sia stato colpito il giovane. Si intravede però la polizia avvicinarsi ai corpi dei due ragazzi. Il primo appare coperto di sangue, il secondo invece sembra cosciente e in grado di parlare.

In un incidente separato, un altro uomo è stato dato alle fiamme durante quello che è risultato essere un litigio avvenuto nel mezzo delle proteste. Secondo i filmati pubblicati sui social media, un anziano, con indosso una maglietta verde, si ritrova in una discussione con un gruppo di ragazzi e uno di questi, dopo un acceso scambio di insulti, gli lancia del liquido contro e gli dà fuoco con un accendino.

Domenica 10 novembre, in un discorso televisivo, la leader di Hong Kong, Carrie Lam, ha dichiarato che il governo “non risparmierà nessuno sforzo” nel porre fine alle proteste che durano ormai mesi. “La violenza ha superato di gran lunga l’appello alla democrazia e i manifestanti sono ora nemici del popolo”, ha detto la Lam, accendendo i toni del confronto. “Se c’è ancora qualche illusione che, intensificando la violenza, il governo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong cederà alla pressione per soddisfare le sue cosiddette richieste politiche, farò questa dichiarazione chiara e forte: non accadrà”, ha concluso

Venerdì 8 novembre, Chow Tsz-lok, uno studente universitario di 22 anni, è morto dopo essere caduto dal secondo al terzo piano di un parcheggio mentre i manifestanti venivano dispersi dalla polizia. Chow era stato ritrovato 4 giorni prima privo di senso e immerso in una pozza di sangue ed era stato trasportato in ospedale in gravi condizioni. I manifestanti hanno affermato che la presenza di gas lacrimogeno nell’aria, sparato per disperdere le proteste, avrebbe ritardato l’arrivo dei servizi medici di emergenza. La mattina di venerdì sono giunte notizie che hanno confermato la morte del ragazzo.

La situazione è decisamente tesa nella città semi-autonoma e caratterizzata da violenze. La Cina ha condannato i manifestanti, definendoli “mafiosi”, dopo che un legislatore filo-cinese dell’amministrazione di Hong Kong è stato assalito con un coltello. Il 6 novembre, un uomo armato si è avvicinato al legislatore, Junius Ho, mentre questo era impegnato nella campagna elettorale nel suo collegio, che si trova vicino al confine con la Cina. L’attacco è stato “non solo un grave atto criminale, ma anche una pura violenza elettorale”, ha dichiarato Xu Luying, portavoce dell’ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao del governo centrale cinese. Xu ha affermato che i manifestanti di Hong Kong intendono creare una situazione insostenibile “minacciando e intimidendo i loro candidati e i loro sostenitori”, al fine di “influenzare i risultati elettorali dei consigli distrettuali e realizzare il loro scopo di prendere il potere politico”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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