Cambogia: leader dell’opposizione Kem Sokha libero dai domiciliari

Pubblicato il 11 novembre 2019 alle 6:00 in Asia Cambogia

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La Cambogia, domenica 10 novembre, ha liberato il leader dell’opposizione Kem Sokha dagli arresti domiciliari, più di due anni dopo essere stato arrestato e accusato di tradimento, ma le accuse rimangono e viene estromesso dalla politica e gli viene vietata l’uscita dal Paese.

Il tribunale municipale di Phnom Penh ha dichiarato in una nota che Kem Sokha potrà lasciare la sua casa, ma che non potrà impegnarsi in attività politiche o lasciare il Paese. “Questo perché ha collaborato con le autorità”, ha sottolineato il portavoce del ministero della Giustizia Chin Malin.

“Come innocente che è stato incarcerato per due anni, continuo a chiedere che le accuse mosse contro di me cadano”, ha dichiarato Kem Sokha in un post di Facebook. “Mi aspetto che la decisione di oggi sia il primo passo, ma io, come molti altri cambogiani che abbiamo perso la libertà politica, ho ancora bisogno di soluzioni e giustizia reali”.

Kem Sokha, 66 anni, è stato arrestato nel 2017 e il Cambodia National Rescue Party (CNRP) è stato bandito in vista delle elezioni generali dello scorso anno che il partito al potere di Hun Sen ha vinto con abbondante margine di consensi ma che è stato condannato come una farsa dai paesi occidentali. Kem Sokha è stato accusato di aver complottato con gli stranieri per estromettere Hun Sen – un’accusa che ha respinto come una sciocchezza.

La pressione su Hun Sen, il sovrano autoritario della Cambogia da oltre trent’anni, è cresciuta per alleviare un giro di vite sui suoi oppositori mentre l’Unione europea considera se andare avanti con la riduzione degli accordi commerciali.

L’allentamento delle restrizioni arriva inoltre il giorno dopo che Sam Rainsy, 70 anni, un co-fondatore del partito di opposizione ora bandito, è volato nella regione dall’esilio autoimposto dicendo di voler tornare nel Paese per radunare gli avversari di Hun Sen. Hun Sen, 67 anni, ex comandante dei Khmer rossi, ha governato la nazione di 16 milioni di abitanti per più di 34 anni con mano di ferro e abilità nel mettere gli avversasi uno contro l’altro, seminando divisioni tra loro.

L’ambasciata degli Stati Uniti ha descritto l’attenuazione delle restrizioni come un “passo avanti limitato” e ha invitato le autorità a far cadere le accuse “che la maggior parte considera motivate politicamente”.

Più di 50 persone sono state arrestate nelle ultime settimane da quando Rainsy ha detto che aveva in programma di tornare nel Paese dall’auto-esilio in Francia per radunare l’opposizione a Hun Sen. Sabato Rainsy è volato in Malesia, ma non ha dichiarato se era ancora intenzionato a tornare in Cambogia. Il governo cambogiano ha dichiarato che non gli è stato vietato l’ingresso, ma ha avvertito che avrebbe preso provvedimenti contro chiunque minacci la sicurezza dello stato. Rainsy è fuggito a Parigi nel 2015 dopo una condanna per diffamazione e rischia una condanna a cinque anni in un altro caso – accuse che secondo lui erano motivate politicamente. È stato solo quando Kem Sokha e Sam Rainsy hanno riunito fazioni di opposizione rivali prima delle elezioni del 2013 che hanno rappresentato una grave minaccia elettorale al Cambodian People’s Party di Hun Sen (CPP).

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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