Turchia: il rimpatrio dei jihadisti dell’ISIS inizierà l’11 novembre

Pubblicato il 10 novembre 2019 alle 7:30 in Europa Turchia

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La Turchia inizierà a rimpatriare i prigionieri appartenenti allo Stato Islamico nei propri Stati di origine a partire da lunedì 11 novembre, secondo quanto riferito dal ministro degli interni turco, Suleyman Soylu.

La Turchia ha a lungo criticato i suoi alleati europei per aver rifiutato il rientro dei combattenti dell’ISIS. Le autorità turche, il 4 novembre, avevano avvertito che Ankara avrebbe rimandato indietro i jihadisti catturati in Siria, Iraq e Turchia nei loro Paesi d’origine, anche se la loro cittadinanza fosse stata revocata.”Stiamo dicendo loro: rimpatrieremo queste persone e inizieremo da lunedì”, ha dichairato Soylu all’agenzia di stampa statale Anadolu.

Il ministro turco aveva già minacciato tale azione il 2 novembre. “Non siamo un hotel per l’ISIS, tratterremo i combattenti catturati nelle nostre carceri per un po’, ma poi li rimanderemo ai loro Paesi di provenienza”, ha specificato Soylu. Inoltre, queste notizie arrivano in un momento di risultati positivi per la lotta al terrorismo. L’1 novembre, lo Stato Islamico ha confermato la morte del suo leader, Abu Bakr al-Baghdadi. Tuttavia, lo stesso giorno, il gruppo ha annunciato il suo successore. Nel suo primo video, il nuovo capo dell’ISIS, al-Qurayshi, ha definito il suo precedessore “comandante dei fedeli” e ha dichiarato di essere un discendente della tribù del profeta Maometto, quella dei Quraysh. Il nuovo leader ha poi lanciato un messaggio agli Stati Uniti, facendo riferimento a nuove e peggiori violenze a venire. 

Anche alla luce di tale contesto, il rimpatrio dei militanti dell’ISIS è una questione complessa per l’Europa. I Paesi europei stanno valutando un meccanismo con cui trasferire i combattenti stranieri dalla Siria all’Iraq, in modo che questi potessero essere processati, a seguito delle accuse di crimini di guerra. Dal canto suo, l’Europa non desidera avviare processi contro i connazionali affiliati all’ISIS nel proprio territorio, in quanto teme che ciò possa provocare la reazione dei cittadini. A ciò si aggiunge la preoccupazione di attacchi da parte degli estremisti e le eventuali difficoltà che la magistratura potrebbe riscontrare nel ricavare prove adeguate. Secondo fonti diplomatiche e governative, l’attacco turco nel Nord-Est della Siria, avviato il 9 ottobre, ha spinto i Paesi europei ad accelerare i negoziati riguardanti il rimpatrio dei foreign fighters.

In particolare, sono sei i Paesi, tra cui Francia, Germania e Gran Bretagna, luogo di origine di gran parte dei combattenti detenuti nelle carceri curde, che stanno valutando l’ipotesi di costituire un tribunale congiunto, formato da giudici sia internazionali sia iracheni. Tuttavia, istituire un tribunale internazionale potrebbe richiedere tempo e non incontrare l’ok del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I campi controllati dai combattenti curdi nella Siria Nord-orientale ospitano decine di migliaia di famiglie di membri dell’ISIS, tra cui 12.000 stranieri, 4.000 donne e 8.000 bambini. A questi si aggiungono centinaia di militanti dell’ISIS siriani e stranieri, anch’essi detenuti in prigione dopo aver giurato fedeltà allo Stato Islamico.

 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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