Siria nord-orientale: Erdogan e Putin discutono la situazione

Pubblicato il 10 novembre 2019 alle 11:41 in Russia Turchia

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Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, e l’omologo russo, Vladimir Putin, hanno discusso la campagna militare lanciata da Ankara nella Siria nord-orientale durante una telefonata avvenuta sabato 9 novembre.

A renderlo noto è stato il gabinetto di governo turco, nella giornata di sabato, attraverso un comunicato in cui si legge che Erdogan e Putin hanno confermato reciprocamente il loro impegno a tener fede all’accordo di Sochi, così chiamato dal nome del resort sul Mar Nero nel sud della Russia in cui i due leader si sono incontrati, il 22 ottobre, e hanno gettato le basi per i pattugliamenti militari congiunti in Siria. In particolare, le due parti avevano concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Tra i diversi punti, vi era anche l’istituzione di un centro operativo congiunto.

Infine, nella dichiarazione presidenziale di sabato, si comunica che i due capi di Stato hanno anche discusso in merito ad accordi commerciali bilaterale, ma non sono stati divulgati ulteriori dettagli.

Ankara ha lanciato l’offensiva “Fonte di pace” contro i curdi, nel Nord-Est della Siria, lo scorso 9 ottobre. L’operazione in Turchia, secondo Erdogan, è necessaria per salvaguardare la sicurezza turca contro i militanti curdi. Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle YPG, sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

Il presidente di Ankara ha poi arrestato la campagna militare a seguito di un accordo stipulato con Washington, secondo il quale gli Stati Uniti si impegnano a far ritirare dal confine turco-siriano le milizie curde delle YPG. Anche con Mosca, Erdogan ha stretto un simile patto, volto alla ritirata delle YPG a una distanza di almeno 30 km dal confine. Tuttavia, dalla stipula dei due accordi a oggi, il capo di Stato turco sostiene che né Mosca né Washington siano state in grado di tener fede alle promesse fatte.

Erdogan discuterà della situazione in Siria anche con il presidente americano, Donald Trump, in occasione di una visita a Washington, prevista per il 13 novembre. In tal senso, il presidente turco aveva dichiarato che gli Stati Uniti non stanno rispettando gli impegni che si erano presi nel Nord-Est della Siria e intende sollevare il problema quando incontrerà il presidente Trump. Erdogan ha già denunciato il mancato rispetto degli accordi, che prevedevano un ritiro completo delle forze curde dal confine con la Turchia. Erdogan ha affermato che i combattenti dell’Unità di Protezione del Popolo curdo, le YPG, si trovano ancora nella striscia di confine tra i due Paesi. Inoltre, alcuni funzionari di Ankara avevano suggerito che Erdogan avrebbe potuto annullare la visita negli Stati Uniti in segno di protesta per la decisione della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti di riconoscere le uccisioni di massa della popolazione armena, avvenuti un secolo fa, come genocidio.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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