La Spagna alle urne

Pubblicato il 10 novembre 2019 alle 6:10 in Europa Spagna

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Trentasette milioni di spagnoli sono chiamati alle urne oggi, domenica 10 novembre, per eleggere 350 deputati e 208 senatori, appena sei mesi e mezzo dopo le ultime elezioni, il 28 aprile scorso, a seguito delle quali non è stato possibile formare un governo. È la quarta volta, dal 2015 a oggi, che gli spagnoli sono chiamati alle urne, risultato dell’instabilità politica seguita alla fine del bipartitismo con l’irruzione della sinistra radicale di Podemos e dei liberali di Ciudadanos prima e della destra radicale di Vox negli ultimi mesi. Una situazione cui le due grandi forze che dal 1982 hanno retto la democrazia spagnola, Partito Socialista (PSOE) e Partito Popolare (PP), faticano ad abituarsi.

Il voto di oggi si è reso necessario a causa del fallimento del negoziato tra il Partito Socialista, uscito vincitore dalle urne, e Unidas Podemos (UP). Le due forze di sinistra, con il concorso di forze regionaliste e nazionaliste locali, avrebbero avuto la maggioranza assoluta, ma il leader socialista Pedro Sánchez voleva un accordo programmatico ma un governo monocolore socialista di minoranza, il leader di UP, Pablo Iglesias, chiedeva un governo di coalizione. 

Nella sua storia democratica (dal 1976 a oggi), la Spagna non ha mai avuto governi di coalizione. Nelle diverse occasioni in cui il partito vincitore delle elezioni (PSOE o PP) non ha conquistato la maggioranza assoluta, sono sempre stati accordi puntuali con forze minori, nazionalisti catalani o baschi, a consentire la governabilità.

Sulla governabilità punta il premier ad interim e leader socialista Pedro Sánchez, che ha affermato “non si vota per scegliere politiche, ma per avere un governo o no”.  I sondaggi, tuttavia, presentano un nuovo scenario di blocco politico.

La Legge organica del sistema elettorale generale, che norma il voto in Spagna, proibisce la diffusione, la pubblicazione o la riproduzione di inchieste demoscopche o sondaggi di qualsiasi natura nell’ultima settimana di campagna elettorale. I sondaggi, di conseguenza, vengono pubblicati ad Andorra. Il principale quotidiano del paese dei Pirenei, il Periódic d’Andorra ha pubblicato risultati abbastanza vicini al risultato finale in occasione del voto politico del 2015 e del 2016, delle elezioni comunali di Barcellona del 2015 e del 2019, delle elezioni catalane del 2010, 2015 e del 2017. 

Secondo l’ultimo sondaggio i socialisti arriverebbero in testa, ma perdendo alcuni seggi rispetto ad aprile, in calo anche Unidas Podemos, che soffre la concorrenza di Más País, formazione del leader dissidente madrileno Íñigo Errejón, che dovrebbe entrare in parlamento. Rispetto ad aprile recupera il Partito Popolare, che aveva subito una sconfitta storica (66 seggi, il risultato peggiore della storia), ma non abbastanza da inficiare il primato socialista. I liberali di Ciudadanos, che erano arrivati terzi e disputavano al PP il primato nel centro-destra, sono dati in forte calo, sotto il 10% dei voti e molto al di sotto dei 57 seggi conquistati ad aprile. In forte crescita la destra radicale di Vox, che potrebbe ottenere più del doppio dei seggi conquistati alle ultime elezioni. Aumenterebbe anche la rappresentanza delle formazioni indipendentista catalane, in particolare per la partecipazione al voto della CUP, l’estrema sinistra indipendentista, che per la prima volta presenta una lista alle elezioni generali. 

I primi exit-poll saranno resi noti dopo la chiusura delle urne alle Canarie. Il governo conta di poter dare i primi risultati nella notte tra domenica e lunedì.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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