Tunisia: no ad un governo di islamici moderati

Pubblicato il 9 novembre 2019 alle 6:30 in Africa Tunisia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I principali partiti in Tunisia hanno ribadito il proprio rifiuto verso un futuro primo ministro proveniente da Ennahda, un partito di centro-destra, auto-definitosi “islamico” e “democratico”,  risultato vincitore alle elezioni parlamentari del 6 ottobre scorso.

Ennahda, considerato anche precedentemente il maggiore partito politico tunisino, nonché quello che tuttora gode di più ampia popolarità a livello nazionale, si è trovato all’interno di numerose coalizioni di governo a partire dalla rivoluzione che, nel 2011, ha portato la democrazia nel Paese. Tuttavia, nessuna è riuscita a rispondere alle esigenze dei tunisini che hanno continuato a chiedere migliori servizi e condizioni di vita.

In seguito alla vittoria ottenuta, il partito si è proposto di presentare un proprio membro come primo ministro, in modo da rispettare quanto decretato dalle ultime elezioni. Tuttavia, Ennahda ha ottenuto solo 52 dei 217 seggi complessivi e, considerando altresì le disparità interne al Parlamento, formare un nuovo esecutivo per la Tunisia non risulta essere una missione semplice.

In particolare, la proposta è stata rifiutata dalla coalizione formata da Attayar, ovvero Corrente Democratica, che gode di 22 seggi, Achaab’s Movement, con 16 seggi e il partito Tahya Tounes, guidato dall’ex premier Youssef Chahed, che ha ottenuto 14 seggi. La coalizione conservativa di Karama ha, invece, avallato la proposta di Ennahda.

A detta di un membro del partito Attayar, Ghazi Chaouachi, considerate le difficoltà attuali che la Tunisia deve affrontare, è necessario un premier che goda del consenso di tutte le parti. Inoltre, è stato sottolineato che sarebbe altresì opportuno che alla presidenza del prossimo governo vi sia un esperto di economia, in grado di mettere in atto riforme volte a salvare il Paese.  Queste, a detta di Chaouachi, dovrebbero riguardare altresì i Ministeri della Giustizia, dell’Interno e l’ambito amministrativo. Anche Tahya Tounes ha esortato a formare un governo che badi agli interessi nazionali, in grado di concentrarsi sulle riforme economiche da attuare con urgenza.

Nonostante le opposizioni incontrate, la prossima settimana Ennahda presenterà al presidente della repubblica il nome del proprio candidato alla presidenza del Consiglio. La scelta potrebbe riguardare il proprio leader Rached Ghannouchi, o Zied Ladhari, ministro per gli Investimenti dimessosi il 7 novembre scorso. Nelle ultime elezioni parlamentari, Ladhari è stato eletto membro del Parlamento per il collegio elettorale di Sousse ma l’articolo 90 della Costituzione tunisina vieta un incarico simultaneo sia in Parlamento sia al governo. Questo è il motivo dietro le dimissioni di Ladhari ma gli osservatori ritengono che vi siano altresì motivazioni e calcoli politici, che fanno preludere alla sua salita al governo.  Tuttavia, se Ennahda non riuscirà a formare un governo in due mesi, il presidente neoeletto, Kaïs Saïed, potrà trasferire il mandato ad un altro partito e se la fase di stasi perseguirà, verranno indette nuove elezioni.

Ciò che si è verificato alle urne il 7 ottobre scorso rappresenta l’ascesa di nuove forze che avranno influenza nel nuovo panorama politico tunisino. A diminuire sarà il ruolo di altri attori, come il Partito costituzionale libero, il fronte del vecchio regime prima della rivoluzione, la Dignity Coalition, conservatrice di destra, oltre ad altri partiti centristi.

Il Parlamento in Tunisia esercita il potere legislativo. Prima della riforma costituzionale del 1º giugno 2002, il Parlamento era monocamerale. Successivamente, è diventato bicamerale, portando alla formazione della Camera dei deputati da un lato, altresì nota come camera bassa, e la Camera dei Consiglieri o camera alta dall’altro lato. La prima è composta da 217 seggi. I deputati membri vengono eletti dal popolo e rimangono in carica per un periodo di cinque anni. Almeno il 25% dei seggi deve essere riservato ai parlamentari appartenenti ai gruppi di opposizione mentre oltre il 27% dei deputati tunisini sono donne. La camera alta è, invece, composta da 112 membri, tra cui compaiono rappresentanti dei governatorati, rappresentanti delle organizzazioni professionali e delle figure nazionali. 41 consiglieri sono nominati direttamente dal capo dello Stato.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.