Rep. Dem. del Congo: esercito uccide 25 ribelli islamisti

Pubblicato il 9 novembre 2019 alle 18:44 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Le forze della Repubblica Democratica del Congo hanno reso noto, sabato 9 novembre, di aver finora ucciso 25 ribelli islamisti dall’inizio dell’offensiva lanciata lo scorso ottobre nella regione orientale del Paese.

A fronte dei 25 militanti neutralizzati, 7 soldati delle forze governative sono morti nella medesima campagna militare, lanciata il 30 ottobre 2019 e volta a combattere le milizie delle Allied Democratic Forces (ADF). A renderlo noto è stato il generale a capo dell’operazione, Jacques Nduru. Egli ha altresì affermato che l’esercito ha assunto il controllo di 4 delle principali postazioni del gruppo ribelle, poste intorno alla città orientale di Beni, nella provincia di Nord Kivu. Nella medesima area, le milizie statali hanno aumentato gli sforzi volti al contenimento dell’Ebola, dilagante nella regione.

Le ADF, originariamente un gruppo ribelle ugandese di ispirazione islamista, sono operative lungo il confine tra la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda da oltre due decenni. Si tratta di una delle numerose fazioni armate attive nell’est del Congo a partire dalla fine della guerra, protrattasi nel Paese dal 1998 al 2003.

Molti degli attacchi sferrati da militanti dell’ADF sono stati rivendicati dallo Stato Islamico, ma la natura delle relazioni tra le due organizzazioni islamiste resta poco chiara. 

La presenza dei gruppi ribelli, insieme a una costellazione di altri combattenti e bande criminali armate, oltre a diffondere un senso di insicurezza generale ha gravemente ostacolato gli sforzi per contenere l’epidemia di Ebola, che ha contagiato oltre 3.000 persone e ucciso circa 2.000 dall’agosto dello scorso anno. Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone.

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, eletto a gennaio 2019, sta tentando di riportare la stabilità nelle regioni orientali del Paese, dove sono frequenti anche gli scontri armati tra vari gruppi etnici. Diversi membri delle milizie si sono arresi, sono stati catturati o sono rimasti uccisi ma la violenza persiste, soprattutto nella provincia di Nord Kivu, a Sud di Ituri.

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, La Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente congolese, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha forzato più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3,000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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