Iraq: nuovi scontri nonostante appello dell’Ayatollah, 3 morti

Pubblicato il 9 novembre 2019 alle 12:22 in Iraq Medio Oriente

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Nuovi scontri tra le forze di sicurezza irachene e i manifestanti opposti al governo sono scoppiati, venerdì 8 novembre, causando la morte di almeno 3 persone, nonostante l’appello alla calma pronunciato dal Grande Ayatollah sciita, massima autorità religiosa del Paese.

Due persone hanno perso la vita, venerdì 8 novembre, nella città meridionale irachena di Bassora, mentre le forze dell’ordine disperdevano una folla di centinaia di manifestanti creatasi presso l’entrata degli uffici governativi. Nell’operazione, le forze di sicurezza hanno fatto uso di lacrimogeni e lanciato granate stordenti contro la folla di manifestanti che indossavano elmetti e armature improvvisate su una delle principali strade del centro di Baghdad. Una delle due vittime è morta poiché colpita da un lacrimogeno alla testa. Una terza persona, rimasta ferita negli scontri presso il porto di Umm Qasr due giorni prima, è morta nella medesima giornata a causa delle ferite subite, portando il bilancio di venerdì a 3 nuovi decessi.

Già nella sera di giovedì 7 novembre, 6 persone erano morte a Baghdad e 4 manifestanti erano stati uccisi nel governatorato di Bassora, a causa dei violenti scontri con le forze di polizia.

Il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, il quale gode di una enorme influenza sull’opinione pubblica del Paese a maggioranza sciita e si pronuncia raramente, spesso in casi di crisi politica nazionale, ha ritenuto le forze di sicurezza responsabili di ogni escalation violenta, e ha esortato il governo a rispondere il più velocemente possibile alle richieste della popolazione. “La più grande responsabilità ricade sulle forze di sicurezza”, ha annunciato un portavoce di Sistani durante un sermone successivo alle preghiere di venerdì 8 novembre nella città santa di Kerbala, aggiungendo: “Devono evitare l’uso di eccessiva forza contro i manifestanti pacifici”. Sistani ha inoltre messo in guardia circa il pericolo che l’ondata di agitazioni possa essere sfruttata da forze “interne ed esterne” che tentano di destabilizzare l’Iraq per ottenere i “loro obiettivi personali”.

Nella serata di venerdì, l’esercito iracheno ha reso noto che 17 razzi sono atterrati vicino a una base dell’Iraq settentrionale che ospita forze americane. Non è stato menzionato alcun presunto colpevole dell’attacco. Gli Stati Uniti avevano precedentemente incolpato milizie supportate da Baghdad per attacchi risalenti a maggio.

Oltre 280 persone sono rimaste uccise da quando sono iniziate le proteste per via della disoccupazione, dei servizi inefficienti e inadeguati, e della corruzione dilagante nel Paese. Le agitazioni si sono velocemente propagate dalla capitale al sud dello Stato. I manifestanti, per lo più giovani disoccupati, richiedono una riforma generale del sistema politico e della classe dirigente che ha dominato il Paese dalla cacciata di Saddam Hussein nel 2003. Tanto gruppi militari quanto assembramenti paramilitari hanno tentato di sedare le proteste facendo uso di proiettili veri contro i manifestanti disarmati.

L’ondata di violente manifestazioni è ripresa a partire dal 25 ottobre scorso, dopo circa due settimane di tregua. Le proteste hanno avuto inizio il 1° ottobre e hanno interessato sia la capitale Baghdad sia altre città del Sud del Paese, tra cui Najaf, Bassora, Nasiriyah e Al-Diwaniyah. I due cicli di proteste hanno causato la morte di almeno 269 manifestanti, secondo fonti mediche.

Si tratta della maggiore ondata di fermento popolare contro il governo del premier Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma ha rappresentato una continuazione di quanto accaduto alcune settimane prima, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro. I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la corruzione e la disoccupazione, in particolare giovanile. Inoltre, già nel corso delle ultime manifestazioni, i cittadini avevano cominciato a chiedere anche le dimissioni del primo ministro.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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