Balcani: la Turchia è sempre più presente

Pubblicato il 9 novembre 2019 alle 6:39 in Balcani Turchia

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La Turchia aumenterà la propria attività e cooperazione con i Balcani, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Affari Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu.

È quanto emerge in seguito alla partecipazione del ministro turco all’incontro dei vertici dei Paesi della regione balcanica, tenutosi in occasione del summit sul dialogo strategico sui Balcani occidentali, organizzato nella cornice del Forum Economico Mondiale, a Ginevra, in Svizzera.

Nel corso dell’incontro, Cavusoglu ha sottolineato che la Turchia supporta l’ottenimento di pace e stabilità durature nei Balcani e, a tal proposito, il ministro degli Esteri turco ha annunciato che il proprio Paese ha intenzione di rafforzare la propria cooperazione con gli Stati della regione balcanica.

L’annuncio, rilasciato dal Ministero degli Affari Esteri della Turchia, rivela inoltre che nel corso della sua partecipazione al Forum, Cavusoglu ha avuto modo di effettuare tre incontri bilaterali.

Per quanto riguarda gli Stati della regione balcanica, il ministro degli Esteri della Turchia ha incontrato il premier della Croazia, Andrej Plenkovic, e il vice premier del Montenegro, nonché ministro della Giustizia, Zoran Pazin.

In aggiunta, in occasione del Forum Economico Mondiale, Cavusoglu ha incontrato il suo omologo della Grecia, Nikos Dendias, con il quale ha discusso degli ultimi sviluppi nella regione e delle relazioni tra i due Paesi, ultimamente tese per via delle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, considerate illecite da Atene.

L’avvicinamento della Turchia alla regione balcanica era già emerso lo scorso 7 ottobre, quando il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva incontrato il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic.

In tale occasione, Erdogan aveva reso noto che Ankara intende portare avanti attività in grado di contribuire al “benessere e alla stabilità” della regione balcanica e di rafforzare le sue relazioni e la cooperazione con la regione in ogni settore. In linea con ciò, Serbia e Turchia avevano in tale occasione siglato 9 nuovi accordi.

Il primo riguarda la cooperazione in materia di sicurezza. Il secondo regola la protezione dei cittadini in ambito familiare e sociale. Il terzo stabilisce la cooperazione nel settore industriale e tecnologico. Il quarto dà il via ai pattugliamenti congiunti delle forze di polizia. Il quinto è un Accordo di cooperazione militare. Il sesto riguarda la ricostruzione del ponte di Kasapcic, nei pressi di Uzice, nella regione centrale della Serbia. Il terzultimo accordo sancisce la cooperazione nella scienza e nella tecnologia. Il penultimo avvia la collaborazione tra l’organizzazione turca per lo sviluppo della piccola e media impresa (KOSGEB) e l’Agenzia serba dello Sviluppo (RAS). Infine, i due Paesi hanno siglato un accordo congiunto in materia di servizi postali.

Serbia e Turchia avevano altresì concordato l’apertura di scuole da parte della Fondazione Maarif, considerata da studiosi e politici uno strumento politico per affermare e consolidare l’influenza della Turchia nella regione balcanica. Gli Stati balcanici che ospitano le scuole di tale fondazione, creata nel giugno 2016 dal parlamento turco, sono la Bosnia, il Kosovo, la Macedonia del Nord e l’Albania. La Serbia e il Montenegro, invece, sono gli Stati balcanici che hanno avviato contatti di collaborazione con la Fondazione.

Nello specifico, secondo quanto evidenziato da un’analista del Balkan Investigative Reporting Network, Fatjona Mejdini, rientra nelle intenzioni della Turchia espandere la propria influenza nella regione tramite strumenti di soft-power. Tale intenzione si nota in primo luogo in Albania, dove Mejdini sottolina che nel 2018 la fondazione Maarif, creata nel giugno 2016 dal parlamento turco, ha acquistato la New York University di Tirana e con essa anche altri istituti educativi. 

Da parte sua, la Turchia sostiene di aver avviato un intervento formativo, dato che la fondazione “incontra i bisogni formativi dei nostri fratelli e amici albanesi”.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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