Arabia Saudita: accuse di spionaggio per due ex dipendenti di Twitter

Pubblicato il 9 novembre 2019 alle 7:30 in Arabia Saudita USA e Canada

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Due ex dipendenti di Twitter sono stati accusati di spionaggio per conto dell’Arabia Saudita. Si tratta del primo caso di spionaggio riguardante cittadini sauditi negli USA.

Le accuse, giunte il 6 novembre scorso da San Francisco, negli Stati Uniti, riguardano Ahmad Abouammo, cittadino statunitense, e Ali Alzabarah, proveniente dal Regno saudita. I due avrebbero sfruttato la propria posizione per accedere ai dati di oltre 6.000 utenti di Twitter dal 2015, con l’obiettivo di ricavare informazioni personali, incluse eventuali critiche al governo saudita. Uno degli scopi era altresì intercettare possibili dissidenti all’estero. Anche una terza persona è stata accusata, Ahmed Almutairi, con l’accusa di mediazione tra i due dipendenti ed il governo di Riad. Abouammo è in prigione. Alzabarah e Almutairi, invece, probabilmente sono in Arabia Saudita. I tre uomini sono stati descritti come agenti illegali di un governo straniero.

È stato rivelato che gli ex dipendenti di Twitter, le cui dimissioni risalgono al 2015, sono riusciti ad accedere anche all’account del giornalista Omar Abdulaziz, legato, a sua volta, con l’editorialista del Washington Post, Jamal Khassoggi, ucciso presso il consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul il 2 ottobre 2018. Secondo quanto riferito con la denuncia penale, Ahmad Abouammo ha fornito all’FBI una fattura falsificata e retrodatata, dal valore di 100.000 dollari, intestata ad un funzionario saudita per servizi di consulenza. Dal canto suo, il governo saudita avrebbe pagato i dipendenti sotto accusa con centinaia di migliaia di dollari.

I tre uomini sotto accusa potrebbero rischiare fino a 10 anni di reclusione e una multa fino a 25 milioni di dollari. L’accusa statunitense ha rivelato che gli imputati hanno mentito all’investigatore dell’FBI e hanno rivelato di non essere a conoscenza del fatto che i loro movimenti, contatti e transazioni finanziarie fossero accuratamente monitorati.

A detta di uno studioso del Carnegie Endowment for International Peace, David Aaron Miller, il caso di spionaggio da parte saudita dimostra che l’Arabia Saudita non è un alleato degli Stati Uniti, ma un regime repressivo guidato da un governo autoritario a cui non interessano i principi degli Stati Uniti.

Un ex funzionario e professore del Dipartimento di Stato presso l’università di George Washington, William Lawrence, ha affermato che le forti relazioni tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita potrebbero non essere influenzate a breve termine, almeno durante il mandato del presidente Donald Trump. Tuttavia, queste azioni contribuiranno a deteriorare l’immagine del regime saudita negli ambienti statunitensi.

Come evidenziato dal New York Times, in Arabia Saudita, a causa di una cultura relativamente chiusa, sono pochi i luoghi pubblici in cui i cittadini possono discutere di notizie e politica. Pertanto, Twitter è diventato una sorta di piazza, ovvero un luogo in cui poter scambiare informazioni e parlare delle ultime questioni. Il social network non è stato ufficialmente bandito da Riad ma il governo ha messo in atto misure che limitano o modificano le informazioni pubblicate, soprattutto in caso di dissenso.

Secondo un recente rapporto, gli utenti attivi su Twitter in Arabia Saudita ammontano a 9.9 milioni, e tale cifra rende il Regno il quarto Paese con il numero di utenti più elevato al mondo, dopo Stati Uniti, Regno Unito e Giappone. In termini di percentuale della popolazione che utilizza la piattaforma, l’Arabia Saudita è al primo posto, con il 37%, rispetto al 18% negli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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