Serbia: dopo l’acquisto di armi dalla Russia, arrivano gli Stati Uniti

Pubblicato il 8 novembre 2019 alle 18:11 in Serbia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno ufficializzato l’invio di un funzionario in Serbia per discutere con Belgrado della recente decisione del presidente, Aleksandar Vucic, di acquistare armi dalla Russia.

È quanto rivelato da Reuters, il quale informa, venerdì 8 novembre, che a recarsi a Belgrado sarà un inviato del Dipartimento di Stato per la Sicurezza Internazionale e la non-proliferazione, Thomas Zarzecki, il quale affronterà il tema delle sanzioni che Washington potrà imporre a Belgrado in virtù dell’annunciato acquisto di armi.

Nello specifico, lo scorso 6 novembre, la presidenza serba aveva annunciato di voler acquistare dalla Russia i sistemi missilistici di difesa contraerea Pantsyr-S, i quali sono sistemi anti-aereo a corto e medio raggio montati su mezzi militari, già impiegati nel conflitto siriano.

Da parte sua, il presidente serbo, Aleksandar Vucic, aveva dichiarato in occasione dell’annuncio, come riportato dall’agenzia stampa serba Tanjug, che le armi in questione sono di natura difensiva e che quindi non possono far scaturire l’imposizione di sanzioni da parte di Stati terzi.

Le parole di Vucic giungevano in risposta all’inviato speciale degli Stati Uniti per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, il quale aveva reso noto, martedì 5 novembre, che l’eventuale acquisto da parte della Serbia di armi russe avrebbe comportato il rischio di sanzioni americane. In particolare, Reuters informa che tali sanzioni possono includere la negazione del visto o il blocco delle esportazioni dei beni.

Secondo quanto ricostruito da Reuters, le preoccupazioni degli Stati Uniti erano cresciute dopo che la Russia aveva impiegato i suoi sistemi missilistici S-400 nell’esercitazione Slavic Shield 2019, la quale si era tenuta in Serbia dal 23 al 26 ottobre. Secondo quanto dichiarato dal ministro della Difesa serbo, Aleksandar Vulin, la Slavic Shield 2019 era finalizzata a simulare “l’utilizzo di gruppi congiunti di combattimento nella difesa contro azioni offensive o di ricognizione nemiche”.

Reuters riporta che tale esercitazione è stata interpretata quale mossa di Mosca per mantenere il suo storico alleato cristiano ortodosso e slavo all’interno della propria sfera di influenza, soprattutto in un contesto in cui Belgrado sta rafforzando i legami con la NATO ed è intenzionata a entrare nell’Unione Europea. Non a caso, le dotazioni militari della Serbia sono risalenti all’epoca sovietica o post sovietica, come i caccia MiG-29 in possesso di Belgrado e i suoi elicotteri, carri armati e mezzi pesanti. 

Da parte sua, l’Ambasciata americana, la quale non aveva annunciato la visita di Zarzecki, non ha rilasciato commenti in materia.

L’avvicinamento di Mosca alla regione balcanica preoccupa la regione e i suoi principali alleati, tra cui gli Stati Uniti e la stessa Unione Europea, i quali temono che potenze quali Russia e Cina possano proporsi quale alternativa a Bruxelles dopo che, lo scorso 18 ottobre, Parigi aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje

In linea con le preoccupazioni degli Stati balcanici e dei loro alleati, lo scorso 25 ottobre la Serbia aveva annunciato di essere prossima alla firma di un accordo commerciale con l’Unione Economica Euroasiatica (EEU), la risposta russa all’Unione Europea. Secondo l’accordo, Belgrado amplierà l’attuale commercio con la Russia, la Bielorussia e il Kazakistan, rivolgendosi ora anche agli altri due membri dell’unione commerciale, ovvero Armenia e Kirghizistan. L’accordo, inoltre, gioverà a circa 180 milioni di cittadini e prevede l’abbattimento dei dazi per la vendita di prodotti caseari, fruttiferi e per il tabacco.

È in tale contesto che si colloca anche l’annuncio di Mosca e Belgrado di cooperare nel settore dell’intelligence. A tale riguardo, Voice of America aveva rivelato che mercoledì 23 ottobre il direttore del servizio estero di intelligence della Russia, Sergey Naryshkin, aveva dichiarato alla televisione di stato serba che i 2 Paesi stavano portando avanti “operazioni congiunte complesse” per proteggere i rispettivi interessi nazionali.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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