ISIS, Macron: “La Bosnia è una bomba a orologeria”

Pubblicato il 8 novembre 2019 alle 15:21 in Balcani Francia

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Il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha dichiarato di ritenere la Bosnia “una bomba ad orologeria” per via del rischio del rientro dei jihadisti bosniaci nel loro Paese.

A renderlo noto è Al Jazeera English, il quale, venerdì 8 novembre, ha rivelato le ultime dichiarazioni del presidente francese, secondo cui la Bosnia rappresenta la principale fonte di preoccupazione per l’Europa.

Macron aveva già scatenato il risentimento della regione balcanica dopo che, lo scorso 18 ottobre, Parigi aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. Nello specifico, l’ingresso della Macedonia del Nord era stato votato positivamente da tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Da parte sua, Parigi aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione. In particolare, secondo Parigi, l’UE deve concentrarsi su quattro sfide: l’uscita del Regno Unito, la Cina, la Russia e il fenomeno migratorio.

A tale riguardo, Macron ha inoltre dichiarato che nonostante l’ostruzionismo portato avanti da Parigi, nessuno dei due Paesi è fonte di preoccupazione per l’Europa. Al contrario, secondo il presidente francese, il principale problema della regione balcanica è la Bosnia, la quale confina con la Croazia, Paese già membro dell’UE. Il motivo per cui l’Europa guarda la Bosnia con preoccupazione è il rischio del rientro dei foreign fighters bosniaci, i quali, secondo le stime fornite da Al Jazeera English, sono circa 300.

In seguito a tali dichiarazioni, il membro croato della troika di presidenza bosniaca, Zeljko Komisic, ha annunciato di avere intenzione di convocare l’ambasciatore della Francia a Sarajevo, con l’obiettivo di ottenere spiegazioni in merito alla posizione del capo dell’Eliseo.

Di fronte alle accuse di Macron, inoltre, il portavoce della comunità islamica della Bosnia, Muhamed Jusic, ha dichiarato di ritenere “scandalose” le parole del presidente francese, il quale è stato accusato da Jusic di voler gettare fango sulla Bosnia per giustificare la sua scelta di ostacolare l’ingresso in UE dei Paesi della regione balcanica, caratterizzati da un’ampia presenza di cittadini musulmani.

In merito ai foreign fighters, inoltre, Jusic ha dichiarato che se da un lato la Francia ha visto circa 1.900 cittadini partire per la Siria e l’Iraq, sono circa 300 i foreign fighters che hanno abbandonato la Bosnia. In aggiunta, secondo quanto commentato dal portavoce della comunità islamica bosniaca, la Francia ha circa il doppio dei foreign fighters del resto dei Paesi dell’Europa occidentale.

In tale contesto, specie dopo l’annuncio di Parigi del rimpatrio di 450 jihadisti, Jusic ha dichiarato di non capire il motivo per cui l’Europa debba temere il rientro dei foreign fighters bosniaci in misura maggiore rispetto al rimpatrio dei militanti jihadisti francesi.

Da parte sua, il ministro degli Esteri francese non ha risposto alla reazione degli alti funzionari della Bosnia.

Secondo le stime riportate da Al Jazeera English, e riprese da The Associated Press, fino al 2015 erano circa 5.000 i foreign fighters che avevano lasciato l’Europa per recarsi in Siria e in Iraq e, dei Paesi di origine, la Francia era il primo “esportatore di jihadisti”.

Per quanto riguarda la Bosnia, l’intelligence di Sarajevo rivela che, dal 2012 al 2016, circa 241 adulti e 80 bambini hanno lasciato il loro Paese per recarsi in Siria e in Iraq, dove si stima che siano nati in tale lasso di tempo oltre 150 bambini. Del totale dei combattenti bosniaci che si sono uniti all’ISIS, l’intelligence bosniaca stima che circa 100 adulti, di cui circa la metà sono donne, si trovano ancora nelle zone di conflitto, mentre almeno 88 sono ritenuti morti.

Nel 2014, inoltre, la Bosnia è stato il primo Paese europeo a introdurre pene detentive fino a 10 anni per i propri cittadini che avevano abbandonato il Paese per recarsi in zone di conflitto o che avevano reclutato foreign fighters. Da quel momento, riporta Al Jazeera English, i combattenti dello Stato islamico che sono rientrati in Bosnia sono stati tutti sottoposti a processo e, per la maggior parte dei casi, condannati alla reclusione.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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