Yemen: attacco Houthi, una dichiarazione di guerra

Pubblicato il 7 novembre 2019 alle 13:42 in Medio Oriente Yemen

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Il centro media dell’esercito yemenita ha affermato che il sistema di difesa aereo della coalizione a guida saudita ha intercettato e abbattuto 3 missili balistici Scud, lanciati dai ribelli sciiti Houthi in direzione di Mocha, città occidentale sul Mar Rosso.

Il bilancio delle vittime comprende un morto e sette civili feriti, in gravi condizioni. La dichiarazione è giunta attraverso un comunicato del comando delle forze congiunte posto sulla costa occidentale dello Yemen, in cui è stato specificato che i 3 missili Houthi sono esplosi contro un quartiere residenziale, un campo per sfollati e un centro medico di Medici Senza Frontiere, situato nella periferia della città.

Per la coalizione a guida saudita, attiva in Yemen a fianco dell’esercito centrale yemenita, quest’ultimo attacco, definito terroristico, rappresenta una dichiarazione di guerra, nonché un duro colpo per gli sforzi profusi a livello regionale ed internazionale, volti a portare pace e stabilità in Yemen. Pertanto, le forze congiunte si sono dette disposte a rispondere in misura maggiore, mettendo in guardia coloro che sostengono tale tipo di azioni. Inoltre, le Nazioni Unite e la Missione Speciale in Yemen sono state invitate ad assumersi le loro responsabilità verso questi crimini.

Non da ultimo, l’episodio rappresenta, per le forze congiunte, una violazione dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale gli Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

Nel frattempo, il distretto di Ad Durayhimi, nei pressi di Hodeidah, ha assistito a violenti scontri tra le forze congiunte e i ribelli sciiti, che, il 6 novembre, hanno causato la morte di 19 membri delle milizie Houthi e 34 feriti. Inoltre, i ribelli, assediati all’interno di tale area, hanno lanciato un attacco contro le postazioni di alcune brigate delle forze congiunte.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

In tale quadro, un passo significativo, elogiato a livello internazionale, anche dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dagli USA, è stato il cosiddetto “accordo di Riad”, firmato il 5 novembre scorso nella capitale saudita. Il patto ha l’obiettivo di porre fine alla lotta al potere nel Sud dello Yemen e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso, in cui le guardie presidenziali si sono scontrate con le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Per il Consiglio di Sicurezza tale patto potrà favorire una soluzione politica e globale non solo per il Sud ma per l’intero Paese, portando a termine il perdurante conflitto.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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