Trump incontra Etiopia, Egitto e Sudan per la questione della diga africana

Pubblicato il 7 novembre 2019 alle 11:11 in Etiopia USA e Canada

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Il presidente americano Donald Trump ha incontrato a Washington le delegazioni di Egitto, Etiopia e Sudan e ha discusso con loro della complessa questione della diga GERD, il futuro sistema idroelettrico che Addis Abeba intende realizzare sul fiume Nilo. “L’incontro è andato bene e le discussioni sono continuate per tutto il giorno”, ha scritto Trump su Twitter. Anche il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, ha parlato con i rappresentati dei Paesi africani per deliberare in maniera più approfondita. Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni rilasciate dal Tesoro nella serata di mercoledì 6 novembre, i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan hanno concordato con l’amministrazione americana di lavorare congiuntamente per risolvere la controversia sul riempimento e il funzionamento della diga entro il 15 gennaio 2020. I ministri hanno altresì rivelato che parteciperanno a futuri incontri presso la Casa Bianca anche il 9 dicembre e il 13 gennaio, così da poter valutare i progressi nelle negoziazioni. “I ministri hanno ribadito il loro impegno congiunto per raggiungere un accordo globale, cooperativo, adattabile, sostenibile e reciprocamente vantaggioso sul riempimento e sul funzionamento della Grande diga etiope e per stabilire un chiaro percorso da seguire al fine di adempiere a tale impegno in conformità con la Dichiarazione di principi del 2015”, si legge nella nota del Tesoro firmata da Mnuchin, dai ministri africani e dal presidente della Banca mondiale David Malpass. La Dichiarazione di principi era stata sottoscritta da Etiopia, Egitto e Sudan nel 2015 con l’obiettivo di favorire lo sviluppo dei negoziati ma, da allora, solo scarsi progressi sono stati raggiunti. Secondo quanto stabilito nella nota concordata mercoledì 6 novembre, se un accordo non verrà trovato entro il 15 gennaio, i ministri saranno tenuti a invocare l’articolo 10 della Dichiarazione di principi, in base al quale un mediatore internazionale dovrà intervenire nella questione per risolvere la disputa.

Cameron Hudson, ex funzionario del Dipartimento di Stato americano e membro anziano del Centro Africano del Consiglio Atlantico, ha affermato che gli incontri di Washington sono arrivati “all’improvviso” poiché gli Stati Uniti non sono mai stati attivamente coinvolti nella mediazione dei colloqui sulla diga. Hudson ha altresì sottolineato che è stato piuttosto sorprendente vedere che l’incontro di Washington venisse ospitato dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin e non dal segretario di Stato Mike Pompeo, dal momento che il Dipartimento di Stato detiene in genere maggiori competenze su tali questioni. Anche Witney Schneidman, ex Vicesegretario di Stato aggiunto per gli affari africani, ha manifestato uno certo stupore in merito all’interferenza di Washington nella questione della diga GERD. Tuttavia, sottolinea Schneidman, risolvere la controversia potrebbe aiutare enormemente la regione africana. “Una risoluzione delle tensioni riguardanti la diga GERD è fondamentale per il progresso economico della regione. Se gli Stati Uniti possono svolgere un ruolo in questo processo, ciò va a beneficio di tutti “, ha affermato.

L’Etiopia, da cui origina il Nilo azzurro, che si unisce al Nilo bianco e scorre verso l’Egitto, ha avviato la realizzazione della Grand Ethiopian Renaissance Dam, promettendo di non interrompere il flusso del fiume e sostenendo che il progetto avrebbe incrementato il potenziale elettrico di tutta la regione. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, invece, ha sempre mostrato da parte sua grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la diga possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate domenica 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Tuttavia, già il 16 settembre, l’Etiopia aveva rigettato il punto di vista del governo egiziano sulle operazioni necessarie a completare la costruzione e il riempimento della diga e, a inizio ottobre, aveva definito il progetto del Cairo “un tentativo di mantenere il proprio dominio coloniale sull’allocazione delle risorse idriche continuando ad avere potere di veto su qualsiasi decisione riguardante il progetto del Nilo”. Il 26 settembre, al-Sisi aveva reso noto che i colloqui erano ad un punto morto e aveva accusato l’Etiopia di “inflessibilità”, richiedendo l’intervento della comunità internazionale. Il presidente, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a fine settembre, aveva chiarito che per lui le acque del Nilo erano una questione di vita o di morte e aveva affermato che, pur riconoscendo la situazione dell’Etiopia e il suo bisogno di soddisfare i propri interessi energetici, le autorità di Addis Abeba non avevano ancora compiuto studi sufficienti sulla realizzazione di questo immenso progetto idroelettrico. Tuttavia, il 17 ottobre, qualche giorno prima dell’incontro di Sochi, si sono riaccese le speranze di una ripresa dei colloqui e le parti hanno accettato l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la controversia.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, che dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità, era iniziata nell’aprile 2011. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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