Taiwan teme un conflitto militare con la Cina

Pubblicato il 7 novembre 2019 alle 15:45 in Cina Taiwan

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Il ministro degli Esteri di Taiwan lancia un forte allarme: Pechino potrebbe ricorrere al conflitto militare per allentare la pressione interna che minaccia la legittimità del Partito comunista, dovuta al rallentamento dell’economia. 

In un’intervista rilasciata a Reuters, il ministro degli Esteri di Taiwan, Joseph Wu, ha attirato l’attenzione sul rallentamento dell’economia cinese, dovuta alla guerra commerciale con gli Stati Uniti. La stabilità interna è una questione molto seria e anche il rallentamento economico di Pechino, secondo il rappresentante dell’isola. “Questi sono i momenti in cui dobbiamo stare molto attenti”, ha dichiarato Wu, mercoledì 6 novembre. “Dobbiamo prepararci per la situazione peggiore nel futuro… il conflitto militare”, ha aggiunto. 

L’economia cinese raggiungerà il suo minimo di crescita in quasi 30 anni. Secondo il ministro taiwanese, questo rappresenta una dura sfida per Pechino e per la legittimità politica del Partito Comunista. Wu ha dichiarato che la situazione economica in Cina è “ok” al momento e ha invitato gli altri Paesi a guardare ai propri problemi, come la disoccupazione e il malcontento popolare. “Forse la legittimità dello stesso Xi Jinping è stata messa in discussione, non essendo riuscito a far crescere l’economia cinese”, ha dichiarato Wu. Secondo il ministro, questo è un fattore che può indurre i leader cinesi a decidere di intraprendere un’azione esterna per distogliere l’attenzione dalla situazione interna. 

La crescente aggressione militare della Cina nella regione è diventata una fonte di tensione “molto grave”, ha affermato Wu. Questa riguarda molti Paesi, ma il ministro ha sottolineato che Taiwan sta provando tutto il possibile per garantire la pace attraverso lo Stretto che separa l’isola dalla Cina continentale. Intanto, la percezione è che all’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, previste per gennaio, a Taiwan, la Cina abbia intensificato una campagna per la “riunificazione” con l’isola, intervenendo sui suoi pochi alleati diplomatici e inviando pattuglie di bombardieri nelle sue acque. 

L’isola ad oggi intrattiene relazioni formali con solo 15 Stati: Belize, Città del Vaticano, Guatemala, Haiti, Honduras, Isole Marshall, Nauru, Nicaragua, Palau, Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Swaziland. Taiwan e la repubblica insulare del pacifico, Kiribati, hanno annunciato l’interruzione dei legami diplomatici, il 20 settembre. Secondo Taiwan, la Cina avrebbe offerto la fornitura di aeroplani e traghetti per spingere il piccolo Stato a tale decisione. Questo sviluppo è stata un colpo particolarmente duro per Taipei, considerando che, il 16 settembre, anche le Isole Salomone avevano annunciato che avrebbero tagliato i rapporti con Taiwan. Anche questa decisione è arrivata dopo una serie di incontri del governo locale con i rappresentati cinesi, che hanno offerto 8,5 milioni di dollari all’arcipelago in fondi per lo sviluppo.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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