Rep. Dem. del Congo: 10 civili uccisi in un attacco contro un villaggio

Pubblicato il 7 novembre 2019 alle 13:42 in Africa Rep. Dem. del Congo

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Uomini armati hanno ucciso 10 persone e ne hanno prese in ostaggio altre 2 dopo aver attaccato un villaggio nella provincia orientale di North Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, un funzionario locale, Donat Kibwana, ha accusato gli aggressori di appartenere a un gruppo ribelle, noto con il nome di Forze democratiche alleate (ADF). La formazione, originaria dell’Uganda e considerata organizzazione terroristica dalle autorità di Kampala, ha operato per più di 20 anni al confine tra i due Paesi ed è una delle fazioni armate tuttora attive nell’Est della Repubblica Democratica del Congo, fin dalla grande guerra civile del 1998-2003.

“La modalità d’attacco è la stessa utilizzata dall’ADF”, ha detto Kibwana. L’aggressione è avvenuta solo 5 giorni dopo che l’esercito del Paese ha deciso di lanciare un’operazione su larga scala contro i gruppi ribelli, colpendo principalmente i combattenti delle Forze democratiche alleate. “Mentre le nostre truppe hanno lanciato operazioni in profondità nelle foresta, i ribelli hanno colto l’occasione per attaccare le città e i civili”, ha aggiunto il funzionario di North Kivu. Diversi attacchi precedentemente attribuiti all’ADF sono stati poi rivendicati anche dallo Stato islamico dell’Iraq e del Lavante. Tuttavia, l’entità della relazione tra l’ISIS e il gruppo africano rimane ancora poco chiara. Non è noto che l’ADF abbia promesso lealtà allo Stato islamico.

Lunedì 4 novembre, anche 6 soldati erano stati anche uccisi durante uno scontro avvenuto nella regione. È quanto hanno riferito fonti citate dal Kivu Security Tracker (KST), un sito web che monitora le violenze nel territorio. KST è nato da una collaborazione tra il Congo Research Group della New York University e l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch.

La presenza del gruppo ribelle, insieme a una costellazione di altri combattenti e bande criminali armate, oltre a diffondere un senso di insicurezza generale ha gravemente ostacolato gli sforzi per contenere l’epidemia di Ebola, che ha contagiato oltre 3.000 persone e ucciso circa 2.000 dall’agosto dello scorso anno. Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone.

 Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, eletto a gennaio 2019, sta tentando di riportare la stabilità nelle regioni orientali del Paese, dove sono frequenti anche gli scontri armati tra vari gruppi etnici. Diversi membri delle milizie si sono arresi, sono stati catturati o sono rimasti uccisi ma la violenza persiste, soprattutto nella provincia di Nord Kivu, a Sud di Ituri.

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, La Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente congolese, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha forzato più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3,000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo.

Il 24 gennaio, il leader dell’opposizione della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, ha iniziato il proprio mandato presidenziale, succedendo all’ex presidente Joseph Kabila, in carica dal 26 gennaio 2001. Nel discorso di fronte ai propri seguaci, al momento del giuramento, Tshisekedi ha affermato che la Repubblica Democratica del Congo non sarà più un Paese “diviso, pieno di odio o tribalismo”. “Vogliamo costruire un Congo forte della sua diversità culturale, promuoveremo il suo sviluppo, la sua pace e la sua sicurezza”, ha continuano il nuovo presidente.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.