Libia: il ruolo crescente della Russia

Pubblicato il 7 novembre 2019 alle 11:34 in Libia Russia

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Secondo quanto riportato da al-Jazeera, sulla base di un rapporto del New York Times, il ruolo di Mosca nella complessa crisi in Libia è cresciuto in modo sospetto e tale coinvolgimento potrebbe portare ad una situazione simile a quella in Siria.

In seguito all’attacco ad Aziziya, del 15 agosto scorso, contro un ospedale da campo nel Sud di Tripoli, i medici hanno rilevato un marcato cambiamento nelle ferite riportate dalle vittime. Questo potrebbe essere dovuto all’impiego di armi sofisticate di provenienza russa. In particolare, il personale sanitario ha parlato di piccole forature nel cranio o sul busto, provocate da proiettili letali, in grado di uccidere immediatamente, senza poi fuoriuscire dal corpo. A detta di combattenti libici, tali ferite sono le stesse riportate a seguito di attacchi perpetrati da mercenari russi altrove e, pertanto, segnalano la loro presenza nei campi di battaglia in Libia, in cui sarebbero presenti altresì cecchini russi esperti.

Come dichiarato anche dal governo tripolino, il 25 settembre scorso, si tratta di circa 200 soldati mercenari appartenenti ad una compagnia militare privata, nota con il nome di “compagnia Wagner”, giunti in Libia nella prima settimana di settembre per prendere parte all’offensiva contro la capitale Tripoli, a sostegno dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Il gruppo è guidato da Yevgeny Prigozhin, soprannominato “lo chef di Putin”, dato il precedente ruolo nel servizio catering del Cremlino. La mossa di Mosca si inserisce, a detta del New York Times, nel quadro della campagna volta a ristabilire l’influenza della Russia in Medio Oriente e in Africa.

Lo stesso quotidiano specifica che il Cremlino potrebbe avere un ruolo diretto nel determinare gli esiti del conflitto, dopo aver inviato jet da combattimento Sukhoi e aver coordinato attacchi missilistici, che hanno visto l’impiego di artiglieria sofisticata e cecchini di provenienza russa. Il copione sembra essere lo stesso che ha reso la Russia sempre più influente nel conflitto civile in Siria.

Un funzionario delle milizie di Tripoli, Muhammad el-Delawi, nel raccontare della morte di 9 colleghi, uno dei quali sparato in un occhio, ha affermato che l’arrivo di cecchini e mercenari russi sta già cambiando le sembianze del conflitto ed il loro numero è in aumento. Anche un generale a comando delle forze tripoline, Osama al-Juwaili, ha affermato che la Russia si sta impegnando sempre più in Libia e ha criticato il fatto che l’Occidente non stia facendo nulla per impedire che potenze straniere spingano Haftar al potere.

In precedenza, Mosca era rimasta in secondo piano mentre erano gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto a svolgere un ruolo rilevante nel supportare militarmente Haftar. Tuttavia, nel settembre 2019, la campagna volta a prendere il controllo di Tripoli, intrapresa il 4 aprile, sembrava essere in una situazione di stallo e la Russia ha colto l’occasione per entrare in campo.

Secondo quanto riportato, la Russia ha altresì stampato milioni di dollari di banconote libiche e le ha spedite ad Haftar. Precedentemente, nel 2015, secondo diplomatici occidentali, Mosca aveva istituito una base nell’Egitto occidentale per fornire supporto tecnico e attrezzatura di riparazione con maggiore facilità. Nel 2018, la Russia ha poi inviato consiglieri militari alle forze dell’Esercito di Haftar a Bengasi.

Data la natura dilettantistica dei combattimenti via terra, alcuni diplomatici hanno affermato che l’arrivo di 200 professionisti russi potrebbe avere un impatto notevole negli sviluppi futuri. A tal proposito, è stato affermato che il conflitto è diventato una combinazione di primitivo e futuristico. La Turchia e gli Emirati hanno trasformato la Libia in un terreno di scontri tra flotte e droni armati per la prima volta. Tuttavia, sul campo, la guerra vede scontrarsi milizie con meno di 400 combattenti, in battaglie che avvengono quasi esclusivamente in distretti deserti nella periferia Sud di Tripoli. “Esiste un’enorme discrepanza tra i combattimenti sul campo e la tecnologia avanzata impiegata in cielo grazie all’ingerenza delle potenze straniere”, ha affermato Emad Badi, studioso presso il Middle East Institute che ha visitato il fronte nel mese di luglio. “È come se fossero mondi diversi” è stato altresì aggiunto.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli. Come sottolineato dal New York Times, la conquista della capitale potrebbe richiedere molto più supporto da parte russa rispetto ai duecento mercenari, data la natura sanguinaria dei combattimenti urbani, condotti in singoli blocchi. Tuttavia, a detta di diplomatici, sostenendo il Haftar, Mosca ha già rivendicato un ruolo rilevante in tutti i negoziati sul futuro della Libia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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